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Una voce di speranza

mondonuovoCome profetizzato nell’articolo di apertura dell’anno, il 2020 sarà l’anno del Grande Giubileo, l’anno in cui i debiti saranno condonati, gli schiavi torneranno liberi e la vita riprenderà un corso normale.
Si erano allora esaminate le determinanti squisitamente economiche che conducevano a questa drammatica conclusione ma non si era considerato, né lo si poteva fare, l’esplosione dell’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus.
La pandemia in atto peraltro non cambia affatto l’analisi, anzi la rafforza, accelerando solo l’evoluzione degli eventi.

La crisi sistemica che. in assenza della pandemia, si poteva ragionevolmente collocare tra aprile e agosto, è iniziata un po’ prima del previsto.
Nelle ultime due settimane di febbraio le borse mondiali hanno perso all’incirca il 15% del loro valore, dando inizio alla fine del mondo come noi lo abbiamo conosciuto.
Certo la Fed e le altre banche centrali inietteranno ulteriore liquidità in un sistema che né è già saturo, molti si agiteranno per rallentare un decorso inevitabile, altri si lagneranno dell’avverso destino, incolpando il virus della crisi in atto, ma nulla potranno contro i fondamentali che la determinano.

Sarà il più grande spettacolo dopo il Big Bang. Assistervi sarà un piacevole privilegio per chi riuscirà a sopravvivere alla pandemia.

Superate le doglie del parto, inevitabili quando qualcosa di nuovo deve nascere e che speriamo siano le più brevi e meno dolorose possibile, come sarà il mondo dopo il Grande Giubileo?

Descrivere il Mondo Nuovo che ci attende non è certo facile ma esso sarà il risultato di alcune linee di forza fondamentali che lo renderanno indubitatamente un Mondo Migliore. Proviamo qui ad illustrarle brevemente:

1) Chi indulge alla globalizzazione morirà.
È razionale che Goggle, Samsung, Sony producano tutti i loro telefoni in Cina? È razionale che tutti, dicasi tutti, gli schermi a cristalli liquidi del mondo siano fabbricati a Shenzhen?
Anche un bambino direbbe di no, il rischio è troppo grande.
Il ritorno delle produzioni manifatturiere all’interno degli Stati Nazionali è cominciato già da un po’ per merito di Trump e non potrà che continuare.
La concomitanza tra la pandemia del coronavirus e il collasso della finanza internazionale ne accelereranno l’evoluzione.
Sarà un cosa buona.

2) Il commercio internazionale sarà ridotto al mero necessario.
Importare chiavette e bulloni dalla Cina è già oggi una mera follia, chi continuerà a farlo fallirà per un’errata gestione del rischio. La mancanza di un solo componente, magari una banale scheda elettronica la cui provenienza è interrotta, comporta nel regime globalizzato il  fermo dell’intera catena produttiva. L’ineffabile just in time, che ha ridotto le scorte ai minimi concepibili non è pensato per gestire crisi e pandemie e funziona solo in un meccanismo perfettamente oliato. Peccato che il mondo non lo sia.
Bisognerà quindi ricostruire le catene produttive all’interno degli Stati Nazionali e dei distretti.
La riduzione del commercio internazionale comporterà grandi benefici per l’ambiente con notevoli risparmi di energia.

3) Il mercato interno diventerà decisivo.
Molte aziende che basano il loro business essenzialmente sulle esportazioni dovranno ri-orientarlo sul mercato interno per il calo della domanda internazionale. Ne sarà avvantaggiata la produzione e il consumo a ‘chilometri zero’. Produrremo e consumeremo più in loco che per l’export.
Più in generale tutto ciò che non sarà indispensabile importare sarà prodotto all’interno dei confini nazionali, garantendo, con dazi e accordi bilaterali verso l’estero, il rispetto di un regime corretto di concorrenza.
Il mercato interno diventerà essenziale per le imprese che avranno quindi bisogno non più di lavoratori super-sfruttati, per confrontarsi con la concorrenza internazionale, ma di consumatori benestanti, in grado di acquistare i beni da loro prodotti. L’amore per la manodopera extracomunitaria scemerà in fretta quando essa dovrà essere pagata con un salario minimo uguale a quello degli italiani.
Sarà una cosa buona.

4) Lo Stato Nazione riprenderà il controllo delleconomia e della finanza.
L’insostenibilità della globalizzazione, non solo economico-finanziaria ma anche sanitaria, farà sentire sempre più l’esigenza di difendere i confini da intrusioni indesiderate. Riacquisire la produzione significherà imporre dazi. Provvedere all’assistenza sanitaria di migliaia di malati significherà investire risorse che oggi non ci sono. Alleviare i danni economici (del collasso delle borse ma anche quelli, disastrosi, del coronavirus) richiederà anche qui un enorme quantità di risorse che non ci sono.
L’unica via per reperire risorse è che lo Stato Nazione si riappropri della sovranità monetaria, proprio come se si fosse in tempo di guerra.
E, proprio come in tempo di guerra, lo Stato, ri-acquisita la sovranità monetaria, sarà chiamato a difendere i confini, a regolare i movimenti di capitale e il cambio, a imporre dazi e a ripristinare quel minimo di welfare che permetta alle masse di sopravvivere.
Lo Stato Nazione riprenderà il ruolo che gli spetta di diritto nella storia, relegando ai margini il turbocapitalismo globalista.
Sarà una cosa buona.

5) Per Soros e i complottardi mondialisti sarà la fine.
Il collasso dei finanza internazionale porrà finalmente termine all’increscioso attacco alle casse degli Stati in atto fin dagli anni ’80. La speculazione sulle monete sarà contrastata con tutti i mezzi, anche quelli illegali. I banchieri che pretendono che lo Stato prenda a prestito una moneta stampata dal nulla, pagando addirittura degli interessi, dovranno trovarsi un mestiere diverso da quello del falsario. Il concetto di debito pubblico diventerà solo un imbarazzante ricordo. La MMT, la Modern Monetary Theory, sarà il paradigma indiscusso dell’azione economica.
L’euro sarà ridotto al bancor keynesiano, cioè a un’unità di conto per le transazioni tra Stati, che all’interno avranno una loro moneta.
I sistemi bancari saranno in gran parte nazionalizzati e sarà abolita la truffaldina ‘autonomia delle banche centrali’ che tanti danni ha fatto ai popoli e che, in tempo di guerra, non potrà essere più oltre tollerata.
Sarà una cosa ottima.

6) Purtroppo per l’Italia tali benefici non saranno automatici.
Solo gli Stati Nazione che sapranno adeguare il loro operato alle mutate condizioni al contorno ne potranno trarre vantaggio.
Le masse, soprattutto quelle appartenenti a una ‘sinistra’ ormai da decenni strutturalmente al ‘servizio dei padroni’, che resteranno prigioniere dei diktat della cabala mondialista continueranno nella loro decadenza.
Ma dovranno incolpare solo loro stesse e non il coronavirus.