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Coronavirus: gli italiani muoiono come mosche

coronavirusCapita spesso, nella vita, che siano molto più importanti le domande che le risposte.
Oggi (8 marzo), in Italia, il tasso di mortalità del coronavirus, in Italia, è del 5%. In Cina è del 3,8%, in Iran del 3%, in Francia del 1,7% in Corea del Sud dello 0,7% e in Germania, udite udite, dello 0%.
In Germania, su un migliaio di positivi al virus, non è ancora morto nessuno!
Se le cose continueranno così in Italia ci saranno circa 3 milioni di morti, più dei morti di entrambe le guerre mondiali. Per fortuna è improbabile che le cose procedano allo stesso modo, fino a infettare l’intera popolazione, ma non si tratta di un’ipotesi da scartare del tutto. In ogni caso siamo il paese più colpito insieme alla Cina.

Anzi l’Italia è, ad oggi, il primo paese del mondo per i nuovi contagi, per i ricoverati in terapia intensiva e per il numero dei morti.
La Lombardia, da sola, è davanti a tutti i paesi del mondo come impatto sulla salute dovuto al coronavirus.

Perché?

Le risposte possono essere molteplici.

Forse perché gli italiani sono tutti coglioni che pensano che questo virus sia solo un’influenza e continuano a prendere aperitivi, fregandosene di tutti i proclami governativi?

Forse perché tali provvedimenti sono arrivati tardi?

Forse perché la nostra sanità, al di là dei proclami, è inadeguata e non salva nessuno?

Forse perché gli altri mentono sui numeri e noi no?

Forse perché gli italiani sono una razza debole e basta loro un’influenza per morire come mosche mentre i tedeschi sono delle rocce?

Forse perché altri paesi si sono vaccinati di nascosto e noi no?

Forse perché i virus sono due, uno buono e uno cattivo, e a noi è toccato quello cattivo?

Forse perché alla sola Lombardia (e a Piacenza) è stato rifilato il virus cattivo mentre, ad esempio, in Veneto le cosa vanno meglio?

Noi non sappiamo la risposta giusta ma possiamo portare un contributo per scartare alcune ipotesi sbagliate.

La prima da confutare è che la nostra sanità non sia adeguata. In Italia ci sono, sempre ad oggi 8 marzo, 650 persone in terapia intensiva. Solo in Cina ce ne sono di più mentre in Corea del Sud, con un numero contagiati simile al nostro, sono solo 36! (36 non avete letto male). Si può sostenere che la Corea ha fatto più tamponi (il che è vero) e quindi i casi gravi sono percentualmente di meno.
Ma la differenza è troppo grande per essere spiegata. La sanità coreana è infatti allo stesso livello di quella italiana ed è indubbio che i coreani si ammalino in modo meno grave degli italiani e che l’impatto sugli ospedali sia molto, molto minore.
All’inizio della pandemia si usava dire che gli asiatici si ammalavano di più degli indoeuropei perché avevano una particolare conformazione delle cellule polmonari.
Non era vero, gli italiani si ammalano e muoiono più di tutti al mondo.
In Germania i ricoverati in terapia intensiva sono solo 9 su un migliaio di casi! (non avete letto male, solo 9). Se gli italiani si ammalassero gravemente come i tedeschi, avremmo solo 65 posti occupati in terapia intensiva invece che 650. Non ci sarebbe quindi nessun impatto rilevante sulla struttura sanitaria.
In Lombardia la terapia intensiva è oggi al limite della sopportazione ma il numero dei posti è adeguato alla normalità della vita. Non si tratta di un problema di qualità della nostra sanità.

Potrebbe essere quindi che gli altri stati non dicono la verità e noi siamo gli unici sinceri?
È un’ipotesi da non sottovalutare e, in parte, è certamente vera (è infatti impossibile che non ci si sia nessun morto in Germania, ad esempio). Ma non sembra essere sufficiente.
Il collasso degli ospedali non si può mascherare più di tanto. Se gli ospedali tedeschi, francesi e coreani andranno alla fine in crisi come quelli lombardi allora sapremo che mentivano spudoratamente sui numeri.
Ma fino ad allora si deve ritenere che la nostra sanità (soprattutto quella lombarda) sia all’altezza degli altri paesi sviluppati e che gli altri paesi dicano, più o meno, la verità.
Non ci resta che prendere atto che gli italiani, semplicemente, si ammalano e muoiono molto più degli altri.

L’ipotesi che siamo una razza debole, fatti di vecchi debilitati da altre malattie, è francamente ridicola. In Giappone, che ha un’età media superiore alla nostra e sta proprio di fronte alla Cina, ad oggi, i morti sono solo 7! (non avete letto male, solo 7) e i ricoverati in terapia intensiva 28, su 502 casi con un tasso di mortalità solo del 1,4%. Inoltre il Giappone è riuscito a fermare l’epidemia a poche centinaia di casi, non si sa perché.

In conclusione i cinesi, i più colpiti, sono riusciti a uscirne con una strategia draconiana. Negli altri stati l’epidemia si sviluppa, più o meno velocemente, ma con danni modesti e pochi morti. Gli unici a soffrire in modo spropositato sono gli italiani (anzi i lombardi) e, in parte, gli iraniani.

Perché?

Scartate le ipotesi sulle differenze sanitarie e sulle differenze razziali, potrebbe essere che tedeschi, coreani e giapponesi, sapendo tutto in anticipo, si siano già vaccinati in segreto? Può non essere del tutto incredibile ma non esistono elementi a favore di una tesi che sembra davvero troppo fantascientifica.

Non resta quindi che un’ultima ipotesi: che esistano virus cattivi e virus meno cattivi.

Noi, la Cina e l’Iran abbiamo preso quelli cattivi, gli altri quelli buoni.

E il più cattivo di tutti l’ha preso la Lombardia (con Piacenza). Infatti in Veneto i morti sono solo il 2,8% del casi, così come nel resto dell’Emilia.

Chissà perché.