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Una possibile spiegazione dei diversi tassi di letalità

tassi letalità coronavirusUno dei maggiori misteri della pandemia del coronavirus è l’enorme differenza dei tassi di letalità nei vari paesi. Si va da numeri paragonabili ad un’influenza, sotto l’1%, all’impressionante dato italiano (12,7%) con punte a livello locale superiori al 20%.
In  tabella sono riportati i tassi di letalità (% dei morti sui contagiati) nei paesi con un numero di contagiati superiore a 4000, alla data 9 aprile 2020 ore 12.
Si sono volutamente presi i dati ufficiali, senza alcun tipo di correzione anche se, per alcuni paesi, si possono nutrire dubbi sulla loro attendibilità.
Perché l’Italia è la peggiore del mondo mentre la Germania tra le migliori?

Le spiegazioni della stampa mainstream sono risultate, a tutt’oggi, del tutto inconsistenti. Esaminiamole brevemente.

Prima ‘Spiegazione’ (la più diffusa): il tasso di letalità dipende dal numero di tamponi effettuati. L’Italia fa meno tamponi e quindi ha più morti in percentuale.
Questa spiegazione comincia a essere meno citata da quando Worldometers ha cominciato a pubblicare il numero dei tamponi fatti dai singoli stati. Infatti l’Italia (che ha fatto più di 800.000 tamponi, uno dei numeri più alti al mondo) ha un tasso di letalità del 12,7%. La Russia che fatto un numero di tamponi analogo (1 milione) lo 0,7%.
La Germania ha fatto 1,3 milioni di tamponi, uno su 15.700 abitanti, cioè solo 18% in più dell’Italia, che ne ha fatti uno su 13.300 abitanti. Si sente spesso dire: se l’Italia avesse fatto lo stesso numero dei tamponi dei tedeschi avremmo lo stesso numero di morti.
Sbagliato.
A parità di altre condizioni, se avessimo fatto lo stesso numero di tamponi per abitante dei tedeschi, cioè il 18% in più, avremmo potuto avere il 18% dei contagiati censiti in più, cioè 165.000. Il nostro tasso di letalità calerebbe solo dal 12,7% all’11%. Non certo al 2% dei tedeschi.
Il numero dei tamponi effettuati non c’entra quindi niente (o quasi niente) con il tasso di letalità e il numero dei morti. Chi ancora sostenga una simile sciocchezza ha una preparazione matematica paragonabile a quella di un bambino di prima elementare, neppure tanto sveglio.

Seconda ‘Spiegazione’: i sistemi sanitari sono diversi e la  sanità tedesca è molto migliore della nostra. Sorvolando sul fatto che chi sostiene oggi questa ipotesi sosteneva, solo pochi giorni fa, che la sanità italiana era la migliore del mondo (se non avessimo avuto la sanità migliore del mondo quanti morti avremmo avuto?), anche questa spiegazione è inconsistente.
È indubbio che la Germania aveva, a inizio crisi, 28.000 posti in terapia intensiva mentre l’Italia solo 5.000, e questo certamente influisce sulla mortalità, ma la Repubblica Ceca ha un tasso di letalità inferiore a quello tedesco e si fa fatica a pensare che abbia una sanità migliore. L’Olanda, al contrario, con una sanità di livello paragonabile a quello tedesco, ha una letalità 5 volte maggiore (10,9%, quasi uguale a quella italiana).
Una ‘Spiegazione’ che non spiega niente.

Terza ‘Spiegazione’: la letalità dipende dal clima. Dipenderà anche dal clima ma l’Irlanda ha lo stesso clima dell’Inghilterra ma una letalità di molto inferiore (3,9% contro 11,7%).
E che dire di Italia e Portogallo (12,7% contro 2,9%)? Il clima forse qualcosa conterà ma certo non può spiegare differenze differenze così enormi.

Quarta ‘Spiegazione’: dipende dalla velocità di reazione degli Stati. Gli Stati che hanno chiuso prima hanno una letalità bassa, quello ritardatari alta.
Dare la colpa ai governi quando piove è sempre stato un bello sport ma anche questa spiegazione traballa fortemente.
Supponiamo che la ‘velocità di reazione’ sia il tempo che passa da quando si hanno i primi casi a quando si chiude tutto, aziende comprese. L’Italia, in questo caso, non ha fatto male. Il paziente 1, di fatto, è stato il 38-enne di Codogno, in provincia di Lodi, il 21 febbraio. Il 4 marzo si sono chiuse le scuole, più altri provvedimenti. Il 9 marzo, zona rossa in tutta Italia, con limitazioni degli spostamenti personali. Il 21 marzo chiusura totale delle attività produttive.
È passato quindi circa un mese dal primo caso alla chiusura totale. Forse si poteva fare meglio ma si trattava di una totale novità fuori dalla Cina e, obiettivamente, non era facile chiudere tutta l’Italia prima di così, con così poche informazioni.
In Germania il primo caso fu addirittura del 28 gennaio e le prime misure sono state prese il 16 marzo. Il 22 marzo si sono inasprite pur restando inferiori a quelle italiane. Una reazione quindi più o meno uguale a quella italiana, anche se un po’ più lenta (più di un mese e mezzo dal primo caso alle prime chiusure) e meno drastica.
Anche questa ‘Spiegazione’ quindi non spiega nulla.

Quinta ‘Spiegazione’: lItalia è un paese di vecchi e i vecchi muoiono di più. Questa, più che una spiegazione, è una ‘Supercazzola’ alla Ugo Tognazzi. È vero che l’Italia è il terzo paese del mondo per anzianità (età media 44,5 anni) ma, peccato, che davanti a lei ci siano Giappone e Germania (46,1 anni entrambi) che hanno una letalità del 2%. Per curiosità il quarto paese più vecchio del mondo è l’Austria (44,3 anni). Letalità? 2%.

Sesta ‘Spiegazione’: i morti vengono contati diversamente. In Italia si contano i morti ‘con’ il coronavirus e non ‘per’ il corona virus. Gli altri paesi non fanno così.
Altra Supercazzola. La Germania conta i morti esattamente come noi, come quasi tutti i paesi rilevanti. Anzi in Giappone si fanno pure tamponi post-mortem per accertare la presenza di coronavirus, cosa che in Italia non si fa.
Inoltre, in Italia, chi non muore in ospedale non viene quasi mai conteggiato. I morti per coronavirus sono molti di più di quelli dichiarati dalla protezione civile italiana, come dimostrano i primi dati ISTAT sull’eccesso di mortalità nelle zone colpite (siamo tra il doppio e il triplo). La letalità sarebbe cioè molto peggiore di quanto dichiarato ufficialmente. Quindi  siamo noi a contare meno morti della realtà, non gli altri.
E comunque, a parte questo, che significa “morto ‘per’ il coronavirus”? Nulla. Si muore solo per arresto cardiaco, alla fine. Forse che chi ha un cancro dovrebbe essere considerato morto per ‘arresto cardiaco’? Siamo alla demenza conclamata.
Non esiste altro modo per contare i morti, con un minimo di accettabilità, che prendere il parametro “morti ‘con’ il coronavirus”, altrimenti il numero diventa arbitrio totale e parliamo del sesso degli angeli.

Abbiamo visto quindi che le supposte ‘Spiegazioni’ così scioccamente diffuse dalle testate mainstream, non spiegano nulla.

Il ‘metodo scientifico’, tanto caro a Burioni e colleghi, vorrebbe infatti che si partisse dai dati, prima di fingere ipotesi. Cioè vorrebbe che si esaminassero le tabelle qui presentate, cosa che tutti si dimenticano di fare.
Per esempio un buon inizio potrebbe essere dividere i vari paesi in tre gruppi, a bassa, media e alta mortalità, per poter vedere cosa hanno in comune tra loro.

Perché nessuno fa questa operazione, alla base del metodo scientifico?
Perché da un risultato sgradito. Vediamolo.

Il paese, con la più bassa letalità del mondo è, ça va sans dire, Israele. Con un consistente numero di contagi  per un piccolo paese (quasi 10.000) ha solo 79 morti. Letalità 0,8%. Che gli israeliani siano i più bravi del mondo nessuno lo ha mai messo in dubbio. Peccato che non si sappia mai di preciso come facciano.
In prima posizione a pari merito, a sorpresa, c’è la Russia anche lei con lo 0,8%. Cosa avrà in comune la Russia con Israele? Difficile da dire ma i dati russi, si sa, non sono credibili per definizione, quindi lasciamo perdere la Russia.
Dopo i due leader incontrastati troviamo un nutrito gruppo di paesi intorno al 2%. tra cui Germania, Giappone, Corea del Sud, Austria, Canada, Norvegia. Tutti questi paesi hanno una buona sanità e quindi sembrerebbe che avere una buona sanità sia una conditio sine qua non per avere pochi morti. Conclusione lapalissiana peraltro.
Ma non può essere l’unica condizione perché ci sono paesi con sanità altrettanto buone che però fanno molto peggio (come l’Olanda o la Francia).
In questo gruppo di testa ci sono anche alcune anomalie, come la Turchia ad esempio, ma potremmo gestire tali anomalie come la Russia: dati inaffidabili e concludere, per ora, anche se in modo un provvisorio, che la letalità dipende dal livello della sanità, salvo eccezioni che non si spiegano.

Il secondo gruppo di paesi (che hanno letalità compresa tra il 3% e 6%, cioè intermedia) non hanno invece proprio niente in comune. Stati Uniti e Svizzera hanno una letalità analoga ma sono due paesi del tutto diversi, ai poli opposti. La Polonia con l’Irlanda hanno qualcosa da spartire? Niente. Nel gruppo c’è pure la Cina (se ci si fida dei dati ufficiali).
Insomma niente in comune.

Nel terzo gruppo (letalità superiore al 6%) spicca il primato negativo dell’Italia (12,7%), ma Gran Bretagna, Olanda, Belgio, Spagna, Francia e Svezia non le sono molto lontane.
Perché l’Olanda, così simile alla Germania per tanti aspetti, si ritrova con così tanti morti? La sanità è allo stesso livello, il clima è simile, i tempi di reazione sono stati simili, anche la popolazione è simile (per chi pensasse a differenze dovute alla genetica, che, dati alla mano, non ci sono). Non c’è spiegazione.
La Gran Bretagna, rappresentata dal mal consigliato Boris Johnson, è un altro caso drammatico. Certi che il virus letale non sarebbe arrivato sulla loro isola hanno sottovalutato il problema e non hanno ancora preso, ad oggi, misure di protezione decise, esplodendo più come morti che come contagi.
E la Francia? Questa sì con uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, fa davvero poco meglio della derelitta Italia. Forse è arrivata un po’ in ritardo ma è anche un paese dove la densità di popolazione è minore che da noi. Ha anche una popolazione più giovane, un clima simile a quello tedesco, almeno nella zone di Parigi dove vi sono stati i maggiori contagi. È  un vero mistero.
La Spagna invece ha una performance praticamente uguale all’Italia e non dobbiamo spiegare niente.

Insomma analizzando le tabelle in questione si arriva a una sola conclusione: i paesi nelle varie fasce non hanno quasi niente in comune e non si può dedurne alcuna conclusione (con l’eccezione, del tutto ovvia, che avere più posti in terapia intensiva è meglio che non averli).

Potrebbe sembrare una conclusione negativa ma non lo è.

Ciò infatti significa che, se la causa territoriale non c’è, non si troverà mai.
E, se la causa non dipende dalle caratteristiche dei paesi, da cosa può dipendere?
Da poche altre cose, ma in primis può dipendere dal fatto che circolano, nei vari paesi, virus diversi.

Nel nostro precedente articolo ‘I coronavirus sono due’ si dava notizia di studi (accuratamente censurati nelle narrazioni dominanti) che indicano che sono almeno due i tipi di coronavirus che circolano: quello L (letale) e quello S (standard), che hanno tassi di letalità molto diversi. Il tipo L può superare il 20%, quello S è intorno all’1%, cioè non dissimile da quello di una forte influenza.

I due virus sono in concorrenza tra di loro nei territori ma, a volte, anche nello stesso paziente, perché hanno un meccanismo di replicazione simile.
Questa è una buona notizia perché significa che chi è infettato dal virus standard non prenderà quello Letale o lo prenderà con danni molto minori.
Ma significa anche, e questa è la notizia clamorosa, che il vaccino c’è già: è il coronavirus standard.

I paesi con meno morti sono ‘vaccinati’ da un’alta circolazione del virus standard che impedisce a quello letale di uccidere.

Questa ipotesi spiega perfettamente i dati della tabella: i paesi dove il virus standard circola maggiormente hanno molti meno morti, i paesi dove invece circola soprattutto quello letale ne hanno molti di più. Dove circolano tutti e due siamo in una situazione intermedia.

Spiega anche gli abbagli presi, nella fase iniziale, da molti virologi che paragonavano quella che si è rivelata essere la pestilenza più grande degli ultimi secoli a una banale influenza. Avevano a disposizione dati che confondevano due virus diversi.

E spiega anche quello che sta succedendo adesso in Italia, dove c’è un calo delle terapie intensive e nei ricoveri mentre i contagi restano altissimi. Secondo le versioni dominanti la cosa è inspiegabile: se ci fosse omogeneità del virus, a contagi alti devono corrispondere ricoveri e terapie intensive alti.
Se questo non è significa che il virus non è omogeneo (alcuni possono anche dire che ‘si sta indebolendo’). Ma, se i contagi restano alti e i casi gravi diminuiscono, ciò può significare, soprattutto, che il virus S sta vincendo la battaglia contro il virus L. Si diffonde di più ma fa meno male.
L’aumento dei contagi, in quest’ottica, non deve preoccupare, anzi: significa che la popolazione si sta vaccinando, con il vaccino naturale che possiede.

Se questa ipotesi è vera bisognerà riconsiderare anche le misure di contenimento. Esse dovranno essere severe, anzi severissime, dove imperversa il virus letale ma potranno, anzi dovranno, essere meno severe dove prevale il virus standard.
Infatti, essendo esso stesso il ‘vaccino’, gli dovrà essere permesso di circolare in misura maggiore per ottenere prima possibile l’immunità di gregge.
Insomma se la gravità del problema dipende dal diverso grado di diffusione dei due virus sul territorio i provvedimenti di contenimento dovranno variare sensibilmente a seconda del territorio.

Un modo per chiarire in modo definitivo la questione sarebbe ragionare su dati provinciali ma i dati di letalità provinciali sono segretati. Non si sa perché. Forse per impedire a tutti di arrivare a queste ovvie conclusioni?

Purtroppo per i complottardi, sempre magnanimi nel diffondere fake news e false interpretazioni ma a volte un po’ troppo confidenti nel loro potere, alcuni sono desumibili dai giornali locali.
A Piacenza per esempio la letalità è stata un clamoroso 22%, a Cremona è del 17%, mentre a Reggio Emilia e a Bologna del 9%. Qui non solo la sanità è la stessa ma tutte le altre variabili sono le stesse. Sarebbe la prova definitiva che l’unica differenza non può che essere nel virus.