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Protocollo Contagio: un caso editoriale

L’Italia è alla prese con il caso editoriale dell’anno: un libro che non è in vendita nelle librerie, che non si trova neppure su Amazon ma la cui diffusione ha raggiunto numeri difficilmente immaginabili in assenza di un sistema distributivo.

Si tratta del libro di Franco Fracassi ‘Protocollo contagio. Come e perché avrebbero potuto proteggerci dalla pandemia e non l’hanno fatto’.

Per averlo bisogna scrivere all’autore: francofracassi1@gmail.com [1][1] e vi arriverà a casa a 20 € comprensivo di spese postali. Se vi accontentate di un pdf potete scaricarlo dal sito http://www.indygraf.com[2] [2] a 15 €.

Perché un caso editoriale? Perché il libro è stato censurato da tutta la distribuzione e, cosa inaudita, dalla stessa Amazon che si è rifiutata di venderlo. Ma nonostante ciò circola ormai dovunque e chi si occupa. anche marginalmente, di coronavirus non può non acquistarlo.

Cosa contiene di così sconvolgente?

Si tratta di un libro inchiesta che non sostiene alcuna tesi precostituita ma che espone solo dei fatti, le cui fonti sono accuratamente indicate. Fatti anche in apparenza scollegati tra di loro ma inconfutabili. Non vi sono interpretazioni dei fatti che possano prestare il fianco ad accuse di complottismo proprio perché non vi sono interpretazioni. È proprio questo che rende il libro così pericoloso.

Vediamo a titolo di esempio un paio di questi ‘fatti’ che non si possono negare.

Nel gennaio 2019, cioè un anno prima dello scoppio dell’infezione da Covid-19, la Casa Bianca decise, profeticamente, di iniziare uno studio di simulazione di una pandemia. chiamato Crimson Contagion (Contagio Rosso). Si assumeva che turisti americani ritornassero dalla Cina contagiati da un un virus simil-influenzale molto aggressivo (ben un anno prima che il virus cinese arrivasse realmente!).

A capo del progetto fu messo Christopher Kirhhoff, colui che aveva denunciato Snowden, cioè persona ben addentro ai servizi segreti. Il progetto durò ben sette mesi finché, nell’agosto del 2019, i risultati furono presentati al Presidente Trump (il documento non era pubblico anzi su ogni pagina era ben impressa la dizione ‘da non divulgare’).

Quali erano questi risultati?

Il virus proveniente dalla Cina avrebbe infettato 110 milioni di persone negli Stati Uniti, 8 milioni di esse sarebbero state ricoverate e 586.000 sarebbero morte. Il danno per l’economia americana sarebbe stato di 3.790 miliardi di $.
Trump si infuriò e licenziò gli estensori del rapporto.
A dicembre il documento fu portato al Congresso. Allegato al fascicolo vi era un biglietto anonimo con su scritto: ‘Lo scoppio di un evento del genere è previsto per l’inizio del prossimo anno, per poi deflagrare intorno a marzo, quando crolleranno le Borse’.
Il Congresso ignorò il documento.

Che tutti (fuorché noi comuni mortali) sapessero del virus è un argomento di cui questo blog si è già occupato. Si vedano i post del 5 maggio 2020 (Anche Grillo sapeva tutto![3]) e del 13 febbraio 2020 (Coronavirus: c’è chi aveva previsto tutto[4]), in merito all’Evento 201 di Bill Gates dell’ottobre 2019 (e che ha fatto sì che questo blog sia stato bannato da Facebook).

E, sebbene tutti sapessero tutto di quello che stava bollendo in pentola a Wuhan, proprio ad ottobre furono inviati proprio a Wuhan (!) ben 9308 soldati da 109 paesi diversi in occasione della Settima Edizione dei Giochi Mondiali Militari. Molti degli atleti si ammalarono e sparsero il virus contemporaneamente in tutto il mondo.

Che dire? Volendo cercare una nota di ottimismo a tutti i costi, ad oggi (26 ottobre 2020) i morti negli Stati Uniti sono circa 230.000, per cui siamo quasi a metà dell’opera, per arrivare ai 586.000 programmati.

Un’altra storia di grande interesse raccontata nel libro è quella di Batwoman, la donna pipistrello: Shi Zhengli.
Shi, cinese, svolse il suo periodo di dottorato a Montpellier. Nei due anni passati in Francia non perse mai il suo delizioso accento cinese ma strinse una serie di rapporti personali e istituzionali importanti. Tornata in Cina, a Wuhan, Shi si occupò di pipistrelli. Dal 2003 al 2007 individuò 2.000 virus fino ad allora sconosciuti, nove volte la quantità di virus scoperti nei due secoli precedenti e divenne famosa. Fu così che quando la Francia (!) decise di finanziare la costruzione di un laboratorio di livello P4 sulla ricerca di virus in Cina (!), proprio a Wuhan (città con forte presenza francese), Shi, ne divenne il vice-direttore. Il laboratorio di Wuhan divenne anche laboratorio di riferimento dell’OMS (che ha sede a Ginevra).
Nel 2017 il primo ministro francese annunciò che 50 ricercatori francesi si sarebbero trasferiti a Wuhan in modo permanente.
Ma qui si ruppe qualcosa. Il boccone era troppo grosso e i francesi non sarebbero mai arrivati in Cina perché furono sostituiti dagli americani.
Ma come? Non erano quelli gli anni in cui Barak Obama incoraggiava ‘gli scienziati coinvolti in ricerche sui coronavirus a sospendere volontariamente il loro lavoro’ per l’estrema pericolosità delle loro ricerche?
Appunto, gli americani andarono a fare in Cina quello che non potevano più fare negli Stati Uniti.
Antony Fauci iniziò a finanziare il laboratorio di Wuhan con oltre 10 milioni di $ che furono sufficienti a sostituire gli scienziati francesi con quelli americani.

Solo da questi due esempi del contenuto del libro di Fracassi si può capire perché, nonostante la censura imperante, esso si diffonda così rapidamente. Perché senza conoscenza non c’è libertà, come dice lo stesso Franco Fracassi.