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Siamo alle porte di una crisi epocale: intervista a Matt Ehret

L’intervista di Mittdolcino a Matt Ehret è di fondamentale importanza per capire quello che ci aspetta nel prossimo futuro, al di là delle ormai ovvie conseguenze dell’epidemia Covid-19.
L’informazione libera, ancora una volta, si rivela l’unica che può preparare la gente a quello che verrà, vista la voluta omertà di quella mainstrem.

Nella intervista si sostengono due importanti concetti:
1) l’aumento dei prezzi comune a tutti i paesi occidentali potrebbe portare alla fine dell’euro;
2) il riscaldamento globale dovuto alla CO2 è, purtroppo, una bufala: la Terra non si sta affatto scaldando ma raffreddando e potremmo vederlo già dal prossimo inverno, con un impatto immediato sull’economia.

L’aumento dei prezzi è dovuto alla stampa di montagne di denaro dal nulla effettuata dalle banche centrali dal 1971 in poi, che fa sì che, prima o poi, non siano tanto i beni che acquisiscono valore ma le valute che lo perdono, perché rese troppo abbondanti. Ma è anche dovuto alla contrazione della base produttiva reale che vi è stata negli anni.
Se i beni prodotti sono meno, è infatti logico che, data una certa quantità di moneta in circolazione, ogni singolo bene tenderà a costare di più perché scarso.

Oggi abbiamo un cumularsi delle due condizioni che ha portato l’inflazione reale a tassi a due cifre, nonostante le ridicole affermazioni ufficiali misurino ancora un aumento dei prezzi del 2-3%.
Come accadde nel 1923 in Germania, essa potrebbe anche andare fuori controllo, soprattutto in Europa.
Se il metano importato aumenta di quattro volte, il petrolio, grano e materie prime raddoppiano, i semilavorati non arrivano più dalla Cina, strangolando la base produttiva, tale ipotesi non sembra più così improbabile come potrebbe apparire a prima vista.

Inoltre una fiammata inflattiva di un 20-25%  l’anno per un paio d’anni sarebbe in grado di riassorbire il denaro in eccesso creato dopo la fine del cambio fisso dollaro-oro nel 1971.
Sarebbe cioè il necessario ‘Grande Giubileo’ da noi previsto quasi due anni fa (qui[1]).
Nel nostro articolo però si sosteneva che il dollaro era il punto più debole del sistema e che avrebbe potuto crollare per primo.
Invece sia Matt Ehret che Tom Luongo, in un’altra importante intervista di Mittdolcino (qui[2]), sostengono che il primo effetto dell’inflazione sarà il crollo dell’euro, essenzialmente perché la Germania non può sopportare, neppure psicologicamente, una fiammata inflattiva come quella del 1923.

L’ipotesi è suggestiva e non è certo priva di fondamento. L’incontro tra Mario Draghi e Emmanuel Macron del 26 novembre 2021 e la firma al Quirinale del ‘Patto Storico’ (così lo hanno definito) tra Italia e Francia, seppure ignoto nei contenuti reali, sembrerebbe già una risposta a tale eventualità. Forse, tra i protocolli segreti dei savi del Quirinale, vi sono già gli accordi per mantenere un euro ‘mediterraneo’ basato su un asse Francia-Italia, sostenuto dai Rothschild e dai Rockefeller che i due leader rappresentano nei rispettivi paesi.
A fine gennaio la Germania sarà obbligata molto probabilmente a razionare il gas, per la mancata entrata in funzione del gasdotto NordStream2 e la demenziale politica di stoccaggio (si veda qui[3] per una analisi più approfondita) e, non a caso, l’euro è già sceso velocemento rispetto al dollaro.
Se Francia e Italia (che invece hanno scorte di gas sufficienti) si rifiutassero di ‘metterle in cumune’ con i tedeschi, potrebbe essere la fine.
In ogni caso, per evitare la fiammata inflattiva, la Germania dovrebbe ripristinare il suo marco adesso, il che è impossibile, sia materialmente che politicamente.
I tedeschi si ritroveranno cioè, senza poter far nulla prima, con i prezzi alle stelle e senza metano per le loro industrie e per il riscaldamento già dai primi di marzo.
Sarebbe la tempesta perfetta che porterebbe velocemente l’opinione pubblica tedesca (e olandese) ad abbandonare gli ‘ingrati paesi traditori’.
Una tempesta così perfetta da sembrare organizzata.

Il secondo concetto elaborato nella intervista è che, purtroppo, il riscaldamento globale di origine antropica non esiste. È una bufala colossale, portata avanti da cinquant’anni per motivi non del tutto chiari ma che è totalmente destituita da ogni fondamento. Anzi, come sostenuto da un’altra fondamentale intervista di Mittdolcino a Valentina Zharkova (qui[4]), il pianeta si sta raffreddando e forse ne vedremo le conseguenza già da questo inverno.
Se fosse davvero molto più freddo della norma, soprattutto in Nord Europa, con la situazione di carenza energetica che si prospetta, le conseguenze potrebbero essere addirittura catastrofiche.
Più a lungo termine, dovremo comunque dire addio agli aumenti di produzione agricola  delle vaste distese canadesi e siberiane promessi dal riscaldamento globale e fare i conti con una ulteriore riduzione della base produttiva reale, causa eventi climatici avversi. Inflazione nei prezzi agricoli e carenze anche fisiche ne sarebbero le conseguenze.

Insomma la bizzarra ripresa della narrativa sanitaria, con un virus ormai quasi innocuo, sembrerebbe proprio un modo per distogliere l’attenzione dalla crisi economica epocale che verrà.