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Che fine farà Trump?

Per cercare di capire le determinanti che influiscono sul destino dell’epopea di Trump è necessario esaminare il contesto in cui ci troviamo a vivere da alcuni anni.
Stiamo infatti vivendo le convulsioni del Grande Giubileo, della remissione dei debiti, della cancellazione dell’eccesso delle monete fiat stampate dopo il 1971, del Grande Reset o comunque lo vogliate chiamare.
Come spiegato dettagliatamente altrove (Maurizio Agostini. Moneta e Potere [1]disponibile su Amazon) la finanza occidentale ha matematicamente bisogno di una piccola crisi ogni sette anni, un piccolo Giubileo, che cancelli parzialmente la moneta-debito in eccesso (nel nostro mondo infatti praticamente tutta la moneta nasce come debito) e di una grande crisi ogni cinquant’anni, un Grande Giubileo che faccia piazza pulita, un Grande Reset appunto.
Si tratta di manifestazioni cicliche inevitabili perché l’interesse che si pretende sul debito cresce in modo esponenziale mentre le risorse disponibili per pagarlo crescono, se va bene, in modo lineare o non crescono affatto. Se all’epoca di Cristo avessimo investito un grammo d’oro al 3,5% l’anno, oggi disporremmo di ben 280 pianeti grandi come la Terra tutti d’oro! È ovvio che l’improvvido banchiere che avesse accettato quel contratto sarebbe fallito prima.

L’attuale epoca del Grande Giubileo ha una data d’inizio molto precisa, martedì 17 settembre 2019, esattamente nel 49-esimo anno dall’inizio del ciclo iniziato nel 1971, la notte della crisi del mercato interbancario overnight degli Stati Uniti, tamponato dalle immediate iniezioni di liquidità della Fed e dalla successiva pandemia che raffreddò l’economia per alcuni anni (per i dettagli si veda https://storiasegreta.com/2023/02/01/2023-lanno-della-svolta/%5B2%5D [1]).

Terminati gli effetti dell’epidemia, si è continuato a tamponare la crisi con l’economia di guerra ma è inevitabile che si arrivi alla successiva ‘carestia’.
Le grandi crisi tendono infatti a presentarsi secondo i dettami dell’Apocalisse di San Giovanni: i Cavalieri dell’Apocalisse sono il Cavallo Verde (la peste, la pandemia), il Cavallo Rosso (il sangue, la guerra), il Cavallo Nero (la carestia, la crisi economica) a cui seguirà il Cavallo Bianco (quello che risolve ma che non è dato sapere cosa rappresenti).
Siamo quindi giunti al terzo tempo, quello della carestia.

La cancellazione di moneta-debito comporta infatti una crisi economica che, nel nostro caso, rischia di essere epocale. I debiti infatti di possono cancellare solo in tre modi:
a) si pagano;
b) non si pagano;
c) con l’inflazione.

Il primo metodo è quello preferito dai banchieri che di quei crediti sono titolari in ultima analisi. Si tratta di sequestrare beni reali del popolo con tasse, imposte varie o comunque con imposizioni forzate. Ad esempio basterebbe una patrimoniale del 50% sui beni delle famiglie per ripagare tutto il deficit dello Stato italiano.

Il secondo metodo significa dichiarare fallimento, il default tanto temuto invece dai creditori. Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, siamo pari. Così i banchieri-creditori imparano a scegliersi meglio i loro clienti.

Il terzo, comunemente noto come inflazione nell’usuale linguaggio orwelliano, non è però legato al fatto che i prezzi aumentano. È il valore della moneta fiat, cioè del dollaro o dell’euro, che diminuisce. Calcolati i prezzi in grammi di oro, essi sono rimasti stabili negli ultimi cinquanta anni. Nel 1971 un barile di petrolio costava circa un grammo di oro e oggi costa uguale. Ma allora un grammo d’oro costava circa un dollaro mentre oggi ci vogliono circa 80 dollari per comperarlo. Non è il prezzo dell’oro o del petrolio che sono aumentati ma il valore del dollaro di carta che è diminuito. Chiamatela pure inflazione, chiamatela come volete ma così è.

Durante il Grande Giubileo vedremo e stiamo già vedendo l’utilizzo di tutti e tre i metodi per cancellare la moneta-debito in eccesso. L’utilizzo, prevalente o meno, di una singola modalità comporta però effetti diversi e articolati su chi dovrà pagarne i costi.

Fatte queste doverose premesse veniamo alla clamorosa vittoria di Trump alle elezioni del 2024.
Trump non è un finanziere ma un imprenditore, essenzialmente immobiliare. Essendo sotto attacco della grande finanza si diede alla politica, un po’ come fece il nostro Berlusconi, e già nel 2016 conseguì un imprevedibile successo elettorale, quasi in completa solitudine. Il popolo americano, quello vero, quello delle grandi praterie, è infatti assai poco ben disposto nei riguardi della grande finanza per molti motivi e non certo da oggi (per un inquadramento generale della storia occidentale si veda anche Maurizio Agostini, L’assassinio della Storia, il tramonto del pensiero giudaico-cristiano[3]).

La prima presidenza Trump però combinò poco. Azzoppato da inchieste giudiziarie, attacchi personali, resistenze di tutti i tipi anche del Partito Repubblicano stesso, Trump riuscì solo a ritardare la realizzazione dell’Agenda 2030 e niente di più.
Ciò nonostante nelle elezioni del 2020 riscosse ancora un enorme appoggio popolare e i democratici furono costretti a falsificare ben 15 milioni di voti per farlo sconfiggere da un già poco reattivo Biden.
Ma Trump non mollò. Pazientemente organizzò l’allontanamento dei suoi nemici, espressione della grande finanza, all’interno del Partito (in primis i Bush) e nel giro di qualche anno, forte dell’appoggio popolare, fondò di fatto un partito nuovo. In prossimità delle elezioni del 2024 coagulò anche una forte alleanza con quei leader del Partito Democratico disgustati dal baratro in cui il loro partito era sprofondato.

La stampa nostrana vi racconta che negli USA è andata al potere la ‘Destra’ del Partito Repubblicano ma, come abbiamo però già dovuto imparare ob torto collo, la stampa e la TV mainstream raccontano solo menzogne.
Nel governo degli States, il Segretario della Salute e dei Servizi Umani è Robert Kennedy Jr, democratico che ha dato a Trump un appoggio decisivo nelle elezioni del 2024, e a capo dell’Intelligence Nazionale vi è la stupenda Tulsi Gabbard, anch’essa democratica.
Il governo americano di oggi è espressione del popolo nella sua interezza, di quel popolo che sembra ormai aver capito che la distinzione tra destra a sinistra è una invenzione delle classi dominanti per dividerlo e dominarlo meglio.

Si tratta di una novità epocale che viene opportunamente silenziata al massimo livello per la sua potenza distruttiva. Se si diffondesse l’idea che tutte le ‘sinistre’ (ma anche gran parte delle ‘destre’) nel mondo occidentale sono sul libro paga dei Rothschild, dei Soros e dei Rockefeller le conseguenze sarebbero esiziali per il dominio della grande finanza che domina il nostro mondo con la sua moneta stampata dal nulla.

Fino a qui la vittoria di Trump sarebbe solo una ribellione del popolo americano alle elite mondialiste, in fondo simile a quella del precursore Berlusconi in Italia, ribellione destinata a finire nel nulla per mancanza dei fondi necessari a fare una rivoluzione.
Ma, in vicinanza delle elezioni, Trump ha ricevuto un endorsement tanto decisivo quanto inaspettato, quello di Elon Musk.
Per motivi non evidenti Musk si è schierato contro la Grande Finanza con un cazzotto nello stomaco che non potrà certo essere mai dimenticato. Forse perché aveva già fiutato di essere la prossima vittima sacrificale, forse per affari, forse per simpatia umana, forse per coscienza di classe, forse per una scommessa epocale frutto di megalomania, non lo sapremo mai, ma l’uomo più ricco del mondo si è schierato con il popolo americano e con il tycoon solitario.

È stato un colpo del knockout perché la potenza informatica di Musk impediva di fatto quei brogli elettorali così consistenti fatti dalle macchine Dominion nel 2020. A vittoria conseguita Zuckerberg e Bezos si sono schierati anche loro con Trump (non certo una figura onorevole ma Trump non poteva certo rifiutarli) e, non a caso, la triade del web era proprio dietro il Presidente nel giorno del suo insediamento.

Ad oggi lo squadrone di Trump comprende il popolo, parte dei democratici e i giovani miliardari del web (con l’ovvia eccezione del vecchio Bill Gates da sempre in combutta coi banchieri).

2024, anno bisesto, anno funesto!
L’ultimo katekon, Putin con la sua Russia cristiana, resisteva strenuamente agli eserciti della Nato, non era morto di malattia, gli attentati contro di lui erano tutti falliti e non si era neppure riusciti ad organizzare un colpo di stato decente e adesso (13 luglio 2024) Trump sopravviveva miracolosamente a un proiettile in testa che gli aveva solo tagliato un orecchio, e si avviava all’ormai inevitabile trionfo elettorale.

Era davvero molto tempo che una simile congerie di avvenimenti negativi si abbatteva su nostri poveri banchieri. Che ci fosse una qualche potenza superiore che li aveva presi in odio?
Le malridotte truppe del dissenso si ringalluzzirono, Trump apparve loro per la prima volta come il possibile Salvatore, che fosse lui il Cavaliere del Cavallo Bianco dell’Apocalisse? Che Dio, noto per le sue proverbiali e secolari assenze, fosse finalmente tornato in nostro sostegno?
È una domanda che si fanno ancora in molti e in effetti le incredibili coincidenze del 2024 si spiegherebbero facilmente solo ipotizzando un qualche intervento ex-machina, se vogliamo escludere le bizzarrie del caso.

Ma certo la battaglia non era finita lì. I banchieri si riorganizzarono in fretta e furia. In primis la ribellione era solo nel popolo americano perché in Europa il loro dominio era più saldo che mai.
La famiglia Rothschild è riuscita a piazzare a capo della Francia e della Germania addirittura due suoi ‘impiegati’. Macron era un dipendente della Banca Rothschild mentre il tedesco Merz era il responsabile per la Germania di BlackRock.
Si tratta di un fatto inaudito, mai verificatosi nella storia, perché la grande finanza ha sempre preferito servirsi di politici di professione compiacenti per preservare il proprio relativo anonimato ma anche per poter finanziare entrambe le parti in lotta.

La stampa mainstream che oggi si stupisce che l’Inghilterra partecipi a summit di alto livello con le sole Francia e la Germania, nonostante non faccia più parte della Unione Europea, evidentemente non sa che fin dagli anni novanta il barone francese David Rothschild aveva compiuto un capolavoro: riunire sotto di sé le filiali dei Rothschild di Parigi e di Londra che spesso non avevano avuto buoni rapporti.
L’abile David entrò nelle grazie di Sir Evelyn Rothschild, suo cugino e capo della filiale londinese, e nel 2004, al ritiro dall’attività del cugino, riunì sotto un’unica holding dal nome suggestivo (Concordia) le attività delle banche parigine e londinesi.
Sir Evelyn, ritiratosi da tempo, morì nel 2022, David, che ha oggi 83 anni, cedette proprio prima dell’inizio del Grande Giubileo, nel 2019, la presidenza della banca Rothschild & Co. al suo ancor giovane figlio Alexandre, nato nel 1980. Operativamente quindi le filiali dei Rothschild di Londra e Parigi sono oggi sotto il comando del 45-enne Alexandre.
La storica alleanza della monarchia inglese con i Rothschild fa il resto.

Poco deve stupire quindi se prima di prendere decisioni importanti, Macron (nato nel 1977), per sua stessa candida ammissione, telefona sempre al suo ‘amico fraterno’ e coetaneo Alexandre.
Insomma l’Europa tutta è al comando diretto dei Rothschild, nella persona di Alexandre (ma sotto la supervisione del vecchio David), ed è quindi in rotta di collisione con Trump e il popolo americano, come si potuto vedere in tutti gli atti, ufficiali e non, di questi primi sei mesi della presidenza americana.

Non può non stupire l’ottusità mostrata dalla quasi totalità dei commentatori politici e geopolitici di questi giorni che sbagliano pervicacemente i soggetti delle frasi, attribuendo a Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti capacità decisionali. Essi non sono il soggetto di nessuna frase, essi sono dei non-essere e il non-essere non c’è.
I soggetti delle azioni sono invece i grandi banchieri europei, compatti sotto le insegne dei Rothschild, Putin, Trump e/o i suoi variegati sostenitori. Basta.
Finiamola di mettere all’inizio della frase pseudo-soggetti che nulla contano o non hanno mai contato. Così si farà meno confusione e si capirebbe meglio l’evoluzione degli avvenimenti.

Chi si stupisce che l’Unione Europea fino ad ieri non aveva un euro da destinarsi alla sanità e alle pensioni e oggi, dalla sera alla mattina, trovi ben 800 miliardi di euro da destinarsi al nuovo esercito europeo deve altresì riflettere sul fatto che chi stampa moneta dal nulla ne può stampare quanta ne vuole per quello che gli interessa. Al massimo ci sarà un po’ di inflazione, già ampiamente prevista, ma la cosa sarà funzionale ai propri scopi.
Circa un secolo fa, in un discorso in una Università del Texas, Josia Stamp, direttore della Bank of England, illustrò questo concetto in una frase magistrale da tenere sempre a memoria: ‘I banchieri possiedono la Terra. Se gliela portate via ma lasciate loro il potere di creare denaro, essi con un colpetto di penna creeranno abbastanza depositi per riacquistarla di nuovo’.
E riflettendo solo un minimo su quel che diceva Stamp gli improvvidi commentari capirebbero un po’ di più quello che sta accadendo.

Il perché di un esercito europeo sono evidenti e molteplici e infatti se ne parla da tempo. L’esercito ‘europeo’ ci sarebbe già ed è la Nato che ci ha efficacemente ‘difeso’, non si sa da chi peraltro, da settanta anni.
Ma da quanto Trump mostra riluttanza a buttare denaro per assecondare i propositi dei Rothschild, essi hanno deciso di farsene uno nuovo. Il fattore scatenante è stato senza dubbio la vittoria di Trump, la scusa perfetta è la sconfitta in Ucraina e le inesistenti minacce russe, ma il vero obiettivo di tale forza militare sono le masse interne ai paesi europei.
Se i popoli cominciassero a ribellarsi, senza la CIA e gli americani, come si fa a tenerli sotto controllo? Se i romeni si ribellassero alla abolizione della democrazia nel loro paese, conseguente alla esclusione di Georgescu dalle elezioni, chi sederà la rivolta senza la Nato?
Molti generali si stupiscono della confusione e della apparente mancanza di logica della operazione ‘Riarmo’. Chi comanderà questo esercito? I francesi, i tedeschi o addirittura gli inglesi che non fanno parte dell’Unione? Ma tutto ciò svanisce di fronte alla ferrea logica dei banchieri, la moneta si impone con la forza, con i servizi segreti, con le minacce e in ultima analisi con la repressione militare. L’esercito dovrà essere alle dirette dipendenze di Bruxelles, fortino immune dalla democrazia e dalle elezioni.
Se i paesi europei non sono i soggetti decisionali, i popoli europei sono invece gli ‘oggetti’ della decisione. La Russia è solo una scusa (ma con lei i conti sono solo rimandati perché per i Rothschild è proprio una fissazione dai tempi di Napoleone, della guerra di Crimea, della Rivoluzione di ottobre e di Hitler).
L’urgenza oggi è ridurre all’obbedienza popoli europei. Si tratterà quindi non tanto di un esercito quanto di forze di polizia e di servizi che vadano a sostituire la CIA. Non a caso Elisabetta Belloni è diventata consigliera della Von der Layden.

Quello che sta succedendo in Europa è quindi molto chiaro. Non esiste alcuna opposizione ai Rothschild e ai grandi banchieri loro associati, le elezioni valgono solo se vince il loro candidato e se qualcuno non è d’accordo dovrà finire in fretta in galera o in fondo a un vicolo con una pallottola nella nuca. O, come accade sempre più frequentemente, dovrà avere un infarto mortale. Ai più riottosi il ‘suicidio’ sembrerà la strada inevitabile.

Il grande obiettivo del governo mondiale dominato dai banchieri è per ora accantonato. La Russia ha resistito, la Cina pure, l’Africa se ne va per i fatti suoi con l’abolizione di fatto del franco CFA, che infatti era stampato a Parigi e garantito dalla Banca di Francia.
Non resta che l’arroccamento nel fortino europeo, resistere, resistere, resistere, contro un mondo ingrato, in attesa di tempi migliori.

Solo con queste premesse si possono capire gli avvenimenti che accadono sotto i nostri occhi.
D’altra parte c’è poco da stupirsi. Come diceva Mao Tse Tung, la Rivoluzione non è un pranzo di gala e evidentemente Rothschild e associati temono che il progetto Trump 2 non sia disinnescabile come quello del Trump 1, temono che sia davvero una rivoluzione.

Dove sta la differenza?

Rispetto alla prima presidenza Trump la differenza è una sola: gli uomini più ricchi del mondo si sono schierati dalla sua parte, Musk in testa, seguito a ruota da Zuckerberg e Bezos.
Hanno le risorse per reggere nel tempo all’assalto di tutti i banchieri occidentali?
Forse no, ma possono procurarsele.
Già Zuckeberg aveva avuto l’idea di stamparsi una propria moneta, utilizzabile nei suoi network, una moneta fiat, senza alcun sottostante, stampata dal nulla, una cryptovaluta utilizzabile via internet, ma era ovviamente stato fermato sul nascere.
E se oggi, con il carico da novanta costituito da Amazon, i tre grandi rifacessero lo scherzo? Una crypto utilizzabile su internet nei canali da loro controllati sarebbe devastante: i banchieri perderebbero il monopolio della emissione monetaria, faticosamente acquisita nel corso di tre secoli, da un giorno all’altro.

La prova generale l’hanno già fatta, il $Trump (si legge Dollaro-Trump), emesso proprio il giorno prima dell’insediamento. La piattaforma Solana, basato su blockchain, flessibile, personalizzabile, ben più efficiente del Bitcoin grazie all’algoritmo del consenso Proof-of-History invece dell’onerosissimo Proof-of-Work, sta già lavorando con carichi ridotti sul giocattolo $Trump, ma se la nuova moneta fosse lanciata in grande stile quanto spazio potrebbe occupare?

La risposta è una sola, uno spazio enorme. Il peso di Amazon sul commercio mondiale è in continua ascesa e molti cittadini del mondo non avrebbero bisogno quasi di niente altro. Una vera catastrofe per la finanza bancaria, un collasso contro il quale niente potrebbero i ridimensionati Bitcoin, l’unica vera crypto, inventata dai Rothschild per fornire protezione al previsto collasso di dollaro e euro, ma il cui valore strategico è stato annullato dalla riserva strategica varata da Trump.
La stampa dal nulla dei Bitcoin è giunta alla fine, ne sono già stati stampati 20 milioni sul massimo previsto di 21 milioni. Niente più signoraggio sulle nuove emissioni e niente più speculazioni perché la riserva strategica degli States le impedirebbe.
La facilità con cui si movimenta il $Trump su Solana è stupefacente, niente a che vedere con il farraginoso Bitcoin che ha bisogno di minuti per validare una transazione e che è ormai costretto a paurosi e pericolossimi off-chain.
Solana, per uno dei misteriosi scherzi del destino, è stata inventata da Anatoly Yakovenko, nato ai tempi dell’Unione Sovietica ma in Ucraina, e poi trasferitosi degli USA ma la squadra di Trump che lavora sulle crypto è poderosa a partire da David Sacks, amico di Musk e sudafricano come lui, fondatore di Paypal, e da Paul Atkins, di fresca nomina alla Sec, l’autorità regolatoria dei mercati finanziari.
Si tratta di una finanza nuova, crypto oriented, di estrazione imprenditoriale che ha poche se non nessuna connessione con la vecchia finanza bancaria dei Rothschild e dei Rockefeller. Alcuni dei suoi esponenti come Sacks si sono schierati con Trump fin dalla prima ora nel 2016.

Insomma le preoccupazioni dei Rothschild che la rivoluzione Trump 2 tolga ai vecchi banchieri il monopolio della stampa della moneta non sono affatto infondate.
Dulcis in fundo Trump potrebbe nazionalizzare la Fed, la banca centrale, privata, degli Stati Uniti che stampa i dollari, con un semplice decreto esecutivo, acquisendo immediatamente il signoraggio sul dollaro. Sarebbe la dichiarazione di guerra totale.

Per chi non è del mestiere basti ricordare che Hitler nazionalizzò la banca centrale tedesca nel giugno del 1939 e nel settembre dello stesso anno scoppiò la Guerra Mondiale. Lo stesso Putin non si è mai azzardato a cacciare i banchieri globalisti dalla banca centrale russa, dove imperano ancora Elvira Nabiullina (e suo marito Jaruslav Kuzminov, celebre economista), diretta espressione della finanza occidentale. Allo scoppiare della crisi ucraina la Nabiullina cercò di dimettersi ma ricevette da Putin l’ordine di restare, probabilmente per mantenere un canale di comunicazione diretta con la finanza occidentale. I pochisismi Stati la cui banca centrale non è controlalta dai Rothschild sono detti ‘stati canaglia’.

In questo drammatico scenario, che ruolo gioca la finanza americana?
I grandi sostenitori di Trump sono di estrazione imprenditoriale e non sono banchieri nel senso classico del termine, pur trafficando in cryptovalute.
Vi sono rumors che parte della finanza americana stia trattando con gli uomini di Trump ma su questo argomento sarà molto difficile sapere qualcosa di preciso perché potrebbero essere anche semplici abboccamenti ‘tattici’ volti solo a ritardare le azioni di Trump. Il presidente della Fed, Jerome Powell, fu addirittura nominato da Trump nel 2017 ma certo i suoi referenti sono ben altri. Insomma su chi siano i soggetti decisionali sulla finanza americana c’è molta confusione e crediamo che sarà proprio questo fatto che deciderà la sorte di Trump.
Dopo la morte di David Rockefeller a 102 anni nel 2017, il mitico capo della Chase Manhattan Bank, l’ideatore del Bildeberg e della Trilateral Commission, e quella di suo figlio Richard nel 2014 in un incidente aereo, i Rockefeller stanno ancora vivendo una vera e propria crisi. Dopo l’inevitabile fusione della loro banca Chase Manhattan con la JPMorgan nel 2000, l’unica figura di rilievo oggi nella finanza è David Jr, ormai 84-enne, ma la famiglia si è dispersa in più di 200 discendenti anonimizzati dietro i soliti fondi tipo BlackRock, Vanguard e State Street.
Analogamente la famiglia Morgan ha mantenuto una presenza nella finanza americana nella Morgan Stanley fino alla morte di Henry Sturgis Morgan nel 1982 non vi sono più finanzieri di rilievo con questo nome. Anche qui gli eredi si sono dispersi nei vari fondi anonimizzati.
La JPMorgan Chase, banca erede degli imperi Rockefeller e Morgan, è oggi guidata da Jamie Dimon dal 2005, uomo cresciuto da David Rockefeller, classe 1956.
Forse il maggior finanziere statunitense è oggi il fondatore di BlackRock, Larry Fink, 73 anni, di origini ebraiche, più vicino agli europei Rothschild che ai Rockefeller, e infatti BlackRock ha investito molto in Ucraina. Le varie etnie e famiglie sono però così intrecciate che è difficile attribuire appartenenze univoche.
Il più autenticamente americano tra i grandi finanziari è forse Warren Buffet, ormai 95-enne. Proveniente dal Nebraska, figlio di Howard, deputato del Congresso degli Stati Uniti dal 1943 al 1953 nel Partito Repubblicano, figlio d’arte, ha meno connessioni con la finanza europea.
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater, uno dei maggiori hedge fund del mondo, ha lasciato l’attività operativa nel 2022 e ha 76 anni. Stephen Schwarzman, CEO di Blackstone, ne ha 78.
Insomma la finanza americana non ha un capo indiscusso come quella europea e sta vivendo una vera e propria crisi generazionale. I giovani leoni delle Crypto stanno invece scalpitando ed è facile immaginare che nell’arco di qualche anno, se le cose vanno come devono andare, i giochi saranno fatti per l’inevitabile avanzare del tempo.

Nel frattempo il vecchio Buffet ha pesantemente disinvestito dalle borse e preferisce mantenere una liquidità enorme di 300 miliardi di dollari piuttosto che rischiare pesantemente a Wall Street, Bill Gates e Zuckeberg hanno reindirizzato le loro finanze comperando terreni agricoli, il più classico dei beni reali, e anche Musk ha venduto la maggior parte delle sue azioni di Tesla.
Sembra cioè di cogliere una certa rassegnazione che il crollo di Wall Street sia alle porte e che non ci possa fare più nulla.

Ormai però la colpa della collasso delle borse e della conseguente carestia, del Cavallo Nero dell’Apocalisse, potrebbe essere data a Trump, che non ha ancora le armi finanziarie per controbatterla.
Bisogna ricordare che l’economia americana è molto più dipendente di quella europea dalla Borsa, i fondi pensione riescono a pagare le pensioni con i guadagni, veri o presunti, fatti a Wall Street, i derivati in pancia alle grandi banche sono un accrocchio in cui i nuovi debiti sono garantiti dai vecchi debiti, un castello di carte pronto a crollare al minimo alito di vento, le singole famiglie contano sui dividendi provenienti dai loro investimenti azionari per sbarcare il lunario.
Insomma un crollo di Wall Street sarebbe (e sarà) per l’America ben peggiore di quello che un crollo della Borsa di Londra o di Parigi sarebbe per l’Europa.

Visto che, come detto in premessa, la distruzione di moneta-debito connessa al Grande Giubileo è inevitabile, prima o poi, tanto vale farla adesso per darne la colpa a Trump, in modo che già nelle elezioni di MidTerm, tra un anno e mezzo, la sua presidenza si riduca a un anatra zoppa, perdendo l’appoggio del Parlamento.
Insomma Trump e i suoi non hanno molto tempo a disposizione per fare la rivoluzione che hanno in mente, diciamo un anno e mezzo.

A fronte dell’incalzare degli avvenimenti cosa stanno facendo sul fronte economico finanziario?
Niente.
Stanno perdendo tempo in ridicoli colloqui televisivi con Zelenski e con una guerra in Ucraina che non conta più nulla e per la quale era sufficiente mollare tutto nel più assoluto silenzio mediatico. Oggi Putin sarebbe a Odessa e a Kiev e ci avrebbe dovuto pensare Alexandre a salvare il salvabile.
Cincischiano con i dazi da applicare alle importazioni, che avranno certamente effetti positivi nel lungo periodo per ricostruire la capacità produttiva manifatturiera americana ma che, nel breve periodo, porteranno solo inflazione e carenza di prodotti.
La nuova moneta di Musk, Bezos e Zukerberg è scomparsa dai radar, anzi non è neppure mai comparsa, e non se ne vedono neppure i più piccoli preparativi. Di sostituire Powell alla Fed non se ne parla. Il coordinatore del consiglio economico di Trump, Stephen Miran, è un quarantenne che nessuno ha mai sentito nominare e le cui idee sembrano solo poche ma confuse.
Ci si concentra su operazioni mediatiche, tipo annunciare la decretazione del fascicolo sui Kennedy o sulla pubblicazione delle liste degli amici di Epstein che ormai lasciano il tempo che trovano, trascurando di occuparsi del Cuore del Potere, la stampa della moneta.
Inoltre pare che Musk stia già litigando con altri membri del team, forse per una certa inerzia nel fare.

Se l’amministrazione Trump andrà avanti così fra qualche mese avrà perso il consenso e l’appoggio del popolo americano, come tutti i popoli volatile per natura.
E il collasso di Wall Street farà il resto.

Ci vuole un colpo di reni, una dichiarazione di guerra totale, altrimenti la battaglia sarà perduta perché la furiosa reazione dei Rothschild in Europa ha avuto pieno successo. Il tallone di ferro sui popoli francesi, tedeschi, inglesi e rumeni è, per ora, inattaccabile. Le elezioni tedesche sono andate male per Musk e soci e da qui alle prossime, se mai ci saranno, molta acqua passerà sotto i ponti.

Forse la guerra per Trump sarà persa comunque ma almeno così morirebbe da eroe e non da impaurito comprimario pronto ad arrendersi, stile Berlusconì.
È quello che tutti i popoli dell’Occidente si attendono, una dichiarazione di guerra totale contro la finanza globalista, costi quel che costi. A la guerre comme a la guerre.

In ultimo che dire del nostro povero paese, sballottato da eserciti stranieri fin dai tempi di Bonifacio VIII?
Una prece.