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Ooparts: il Manoscritto Voynich

Gli Ooparts (Out Of Place Artifacts) sono ‘oggetti fuori posto’ che non dovrebbero esistere ma che, purtroppo, ci sono. Stanno a testimoniare quanto poco conosciamo del Creato.

Nel 1912, un mercante di libri rari Wilfrid Voynich, polacco con base a Londra, in un suo viaggio in Italia, comprò una trentina di antichi manoscritti dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati. Uno di questi testi era il misterioso Manoscritto Voynich, denominato come il suo scopritore, redatto in un alfabeto e in una lingua incomprensibili. Un piccolo libro di pergamene rilegate di 16 cm per 23 con 234 pagine, il ‘libro più misterioso del mondo’

Vojnich all’interno vi trovò una lettera del 1665 che raccontava come l’imperatore Rodolfo II lo avesse pagato ben 600 ducati, una piccola fortuna del tempo, credendo fosse opera di Ruggero Bacone.
Per molto tempo si pensò che il libro fosse un falso, creato da John Dee e Edward Kelley, due maghi inglesi, per truffare Rodolfo ma, nel 2011, la datazione al carbonio-14 stabilì che il manoscritto risaliva a un’epoca tra il 1404 e il 1438, mettendo così fine alle speculazioni.

Il libro è diviso in 5 sezioni:
Una parte botanica con 113 piante sconosciute.
Una parte astronomica con diagrammi di stelle e segni zodiacali poco riferibili a costellazioni note.
Una parte biologica con raffigurate incongrue donne nude immerse in vasche collegate tra loro.
E una parte farmacologica con vasi e radici, e dei testi che sembrano ricettari.
un’ultima sezione che sembra un indice.

(vedi filmato youtube ).

Da oltre un secolo i migliori crittografi, linguisti e perfino l’intelligence americana hanno provato a decifrarlo ma con scarsissimo successo.
Nonostante i due inglesi siano stati scagionati, alcuni pensano ancora che sia un falso geniale creato per truffare qualche ricco sovrano. Altri credono sia scritto in una lingua artificiale o in un dialetto estinto. Altri che nasconda un messaggio cifrato leggibile solo con una maschera di Cardano. Ma nessuno, fino ad oggi è riuscito a risolvere questo enigma rinascimentale.

Oggi il Manoscritto Voynich è conservato alla Beinecke Library dell’Università di Yale e si può sfogliarne la versione digitale completa online (https://collections.library.yale.edu/catalog/2002046)

Wilfrid Voynich, che si chiamava in realtà Wylfrid Wojnicz, era nato in Lituania da famiglia polacca nel 1865. Si laureò in chimica all’Università di Mosca con l’obiettivo di aprire una farmacia. Ma la sua vita era dominata dalla politica: anarchico, amico di Rosa Luxemburg, aderente a Narodnaya Volia, organizzazione clandestina che prospettava il terrorismo come metodo di realizzazione del socialismo, insomma, oggi lo definiremmo un ‘brigastista’. Fu arrestato a Varsavia nel 1885 perché aveva organizzato l’evasione dal carcere di due suoi ‘compagni’ e fu condannato all’esilio in Siberia, sulle rive del lago Bajkal (la Polonia allora non esisteva come stato indipendente e Varsavia era parte integrante dell’impero Russo).

Nel 1890 Voynich riuscì a fuggire dalla Siberia e riparò a Londra dove raggiunse altri esuli e vecchi amici di Volia che lo aiutarono a rifarsi una vita. Le rete di Soccorso Rosso era efficiente allora come oggi.

Nel suo gruppo di anarco-insurrezionalisti londinese conobbe nientepopodimenoche Lily Boole (1864-1960), la figlia di George Boole, il fondatore della logica booleana alla base dell’informatica, e nipote di George Everest, il geografo che diede il nome alla montagna più alta del mondo. Irlandese di Cork di sani appetiti anche sessuali. Si sposarono da lì a poco.

Lily Boole

Lily, aderente alla Fabian Society, amica di Engels, della figlia di Marx, di Kropotkin, di George Bernard Shaw, di Oscar Wilde, conosceva perfettamente il russo perché aveva vissuto in Russia e a Varsavia. Pare che Wilfrid l’avesse già vista proprio a Varsavia. Era molto probabilmente una spia britannica.

Così il l’esule e spiantato chimico polacco-lituano si trovò catapultato al centro del mondo, nella Londra vittoriana di fine secolo, frequentatore della intellighenzia e della aristocrazia sinistrese dell’epoca. Divenne ben presto l’amministratore di Free Russia, fondazione anti zarista ampiamente finanziata dai soliti noti.

Lily nel frattempo, tra un amante e l’altro e numerosi viaggi in Italia, traduceva libri dal russo e scriveva romanzi di successo. Nel 1897 Wilfrid era già un importante libraio, venditore di incunaboli rarissimi ai miliardari londinesi della Fabian Society e, tra il 1898 e il 1902 pubblicò il suo famoso catalogo di libri rari, una monumentale opera di più di 1000 pagine in nove volumi. Si trattava di edizioni di lusso con facsimili anche a colori, fogli ripiegabili, mappe, a un livello di dettaglio mai più raggiunto da un catalogo di libri. I tomi sono conservati oggi al British Museum.

Nel suo ricercare libri rari, Voynich era solito viaggiare in Francia, Spagna e sopratutto Italia dove comperò l’intera biblioteca di Palazzo Borghese a Firenze.

Ma come fu che un anarco-insurrezionalista polacco-lituano che aveva fatto fortuna a Londra entrò in contatto con i gesuiti di Villa Mondragone?

Villa Mondragone

In una lettera di Lily si racconta che il padre gesuita Joseph Strickland (1864-1917) aveva venduto una trentina di manoscritti del Collegio di Mondragone a suo marito, in gran segreto, sembra per avere fondi per ristrutturare il collegio che era in rovina. Voynich aveva probabilmente conosciuto il padre Joseph (che era maltese e parlava perfettamente inglese) a Firenze dove il gesuita svolgeva attività didattica.
Villa Mondragone era stata donata dalla famiglia Borghese alla Provincia Romana intorno al 1860 ma era rimasta in stato di abbandono fino alla sua destinazione ai gesuiti. Sembra che l’intero archivio gesuita fosse stato spostato proprio a Mondragone (qui).

All’interno del libro era conservata una lettera di Jan Marek Marci (1596-1667) rettore dell’università di Praga e medico di Corte dell’Imperatore Rodolfo II, che accompagnava l’invio del manoscritto a padre Athanasius Kircher, gesuita, famoso per aver tentato di decifrare i geroglifici, a Roma. Al fine di decifrarlo. La lettera era datata 19 agosto 1665 o 1666. È quindi possibile che il libro sia rimasto negli archivi gesuiti fin d’allora.

Nella lettera si racconta che Rodolfo lo aveva pagato ben 600 ducati d’oro (poco meno di 300.000 dollari di oggi) credendolo opera di Ruggero Bacone (1214-1292), celebre filosofo e alchimista britannico.
E questa fu l’opinione anche di Voynich che non si separò dal suo prezioso manoscritto neanche quando si trasferì in America, nel 1915, con la sua segretaria Anne Nill, forse stufo dei tradimenti della moglie, per aprire una nuova libreria a New York.

Oggi però sappiamo che il manoscritto Voynich con Ruggero Bacone non c’entra nulla perché, tramite l’analisi del Carbonio 14, è stato datato nei primi decenni del 1400. I primi tentativi di datare il documento con il carbonio 14 non ebbero buon esito, producendo risultati molto variabili, dal 1200 al 1912 stesso. Il problema era dovuto alle manipolazioni che il libro ha subito ma di recente che il problema dei contaminanti è stato risolto. Nel 2009 Il laboratorio Accelerator Mass Spectrometry (AMS) Laboratory dell’Università dell’Arizona prelevò 4 campioni di 1×6 mm da pagine diverse del manoscritto. L’analisi ha dato risultati congrui, rispettivamente 1400, 1436, 144, 1461 con un errore di +-35 anni. Statisticamente si è concluso che il manoscritto è databile tra il 1404 e il 1438 con il 95% di probabilità.

Alla morte di Voynich, nel 1930, Lily, che alla fine aveva seguito il marito a New York, lo conservò religiosamente fino alla sua morte nel 1960. L’eredità passò alla ex segretaria Anne Nill che lo vendette al commerciante di antichità Hans Kraus, nel 1961 per 24.500 dollari (quasi 300.000 dollari di oggi), che poi lo donò alla Università di Yale nel 1969.

Un libro prezioso certo, che ha conservato il suo valore nei secoli, ma molto, molto lontano dalla cifra raggiunta dal Codex Leicester di Leonardo, acquistato da Bill Gates per 30 milioni di dollari nel 1994.

Nessuno è mai riuscito neanche lontanamente a decifrare il manoscritto Voynich.
Lo stesso Voynich ci provò per ben tre anni, tenendolo segreto, fino a che, nel 1915, si decise a rendere pubblica la sua scoperta nella speranza che qualcuno lo decriptasse. Sono state fatte le ipotesi più varie di quello che potrebbe rappresentare, da una semplice burla (ma gigantesca!), ad un manuale scritto in ebraico, a un trattato alchemico, a un compendio di rimedi erboristici, a un testo prodotto nell’area del Caucaso scritto in una lingua estinta, etc, etc.

Il primo ad aver dichiarato di averlo decifrato fu un certo Newbold nel 1921, dicendo che era composta da anagrammi. Il problema è che non sia sa neppure di quante lettere sia composto l’alfabeto voychinese, dalle 20 alle 30, secondo i più, e che con gli anagrammi si può far venire fuori quasi qualunque cosa.

Nel 1943 un certo Feely disse che la lingua era latino medioevale, nel 1944 un militare esperto di crittografia, tale Friedman, dimostrò che le parole si ripetevano molto più spesso di quello che è normale nelle lingue usuali. La ridondanza è quindi altissima, al contrario di quello che accade in genere nei codici criptati. Egli ipotizzò che ciò fosse dovuto al fatto che si trattava di formule chimiche. Inoltre ipotizzò che il voychinese fosse una lingua artificiale costruita su un sistema di regole rigido. Egli comunque fornì una prima trascrizione completa di tutto il manoscritto in un sistema alfanumerico, cosa che permise il conteggio delle parole e delle lettere (Friedman concluse che l’alfabeto voychinese era di 26 lettere).

Oggi però si usa una trascrizione differente, detta di Reeds-Guy, che deriva dall’ipotesi che le lettere siano state scritte da due mani in modo leggermente differente.

La cosa forse più stupefacente è che il libro sembra scritto, con una facilità impressionante, come se le due mani fossero molto esperte nel disegnare i tali caratteri, senza errori o cancellazioni

Nel 1978 un certo Stojko sostenne che la lingua usata era l’ucraino a cui erano state tolte tutte le vocali. C’è anche chi assicura che il documento sia stato scritto da Leonardo da Vinci.
Ma una delle ipotesi più recenti e più interessanti è che il messaggio nascosto sia desumibile dall’uso di una maschera di Cardano, che è una semplice scheda con delle fessure. Cardano era un matematico del 1500 ma l’uso di maschere era già noto precedentemente.
Con la maschera si dà significato solo alle lettere che la maschera stessa rende visibili. Il resto è fatto da lettere o parole a caso. Ciò spiegherebbe le strane ripetizioni che non sono altro aggiunte senza significato. In effetti questo è uno dei sistemi più efficaci di crittografia: inserire nel messaggio un gran numero di lettere e parole non significanti.

La cosa appare di una importanza non secondaria perché siamo alle porte dei computer quantistici che promettono di mandare al macero tutti i moderni sistemi di crittografi, in particolare quelli basati sui numeri primi. Scoprire nuovi metodi non attaccabili dai computer quantistici, usabili anche da chi non dispone di computer quantistici, sarebbe un passo avanti di importanza cruciale. Chissà che il manoscritto Voyunich non possa essere d’aiuto, visto che ha resistito a ogni tentativo di interpretazione.

Buoni libri in Italiano sono Claudio Foti, Il codice Voynich, Eemon, 2015 e Marcelo Dos Santos, L’enigma del manoscritto Voynich, Ed mediterranee 2009.
Per gli amanti di Youtube, ottimi video, oltre alla nostra sintesi, sono:
https://www.youtube.com/watch?v=vuwrIiMNkmk di Massimo Polidoro
https://www.youtube.com/watch?v=tqebbvSEXzg di Vanilla Magazine

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