
In questo articolo tenteremo di dare una quantizzazione degli effetti del Grande Giubileo in cui siamo immersi. Giubileo significa liberazione, liberazione dai debiti, come da uso biblico, ed è il termine che questo sito preferisce usare (si veda Maurizio Agostini, Moneta e Potere). Altri preferiscono utilizzare Grande Reset o il più recente Grande Debasement per indicatre la stessa cosa.
Tenteremo di stimare l’inflazione attesa provocata dalla crisi del debito e la quantità di debiti da onorare o cancellare per ridurre la quantità di moneta stampata in eccesso dal 1971 ad oggi, il tutto a livello mondiale. Si tratta di conteggi assai critici e che non troverete certamente in un articolo mainstream perché forzatamente approssimativi e in parte opinabili.
Partiremo dalla famosa equazione di Fisher che mette in relazione la quantità di moneta (M2) esistente in un sistema con il PIL nominale:
PIL = V * M2
Più che una equazione di tratta di una identità, cioè il coefficiente V, interpretabile logicamente come una velocità di circolazione della moneta (quante volte passa di mano la moneta in un anno) è in realtà il termine necessario a far quadrare l’identità matematica.
Tenteremo un’eroica stima del prodotto interno lordo mondiale e della quantità di moneta mondiale in vari anni. Si tratta, come tutti i conti fatti in questo articolo, di veri e propri ‘conti della serva’ che però crediamo possano essere utili per valutare la dimensione quantitativa dei problemi. Il conteggio deve essere fatto a livello mondiale perché tutte le monete fiat sono state prodotte in eccesso dal 1971 in poi e non solo il dollaro.
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Aspetti qualitativi del debasement monetario |
Da questo temerario calcolo si evince che dal 1900 al 1960, cioè in un sistema dove, in qualche modo, la moneta aveva un sottostante aureo, la velocità di circolazione della moneta fosse di circa 1,5, cioè che la quantità di moneta necessaria a supportare il PIL fosse circa il 66% del PIL stesso.
Dal 1960 al 1970, con un sistema già in crisi, essa crebbe fino quasi a 2 per poi tracollare, dopo la fine della convertibilità del dollaro in oro, a un minimo di 0,72 nel 2020, l’anno di inizio del Grande Giubileo. La pandemia ha permesso di riportare la velocità di circolazione a 0,86 nel 2026 ma il lavoro che resta da fare per rimettere i debiti in modo sufficiente è ancora lungo.
Dopo il 1971 infatti, nell’era delle monete fiat senza più alcun sottostante, la quantità di moneta creata è stata molto elevata per la totale mancanza di vincoli, provocando ‘inflazione’ sia nei mercati al consumo sia nei mercati finanziari.
Entrambi sono fenomeni di svilimento (debasement) del valore della moneta (in merito si veda il bel libro di Vito Lops, Il Grande Debasement). Nei mercati al consumo l’aumento dei prezzi è visto come un fenomeno negativo mentre nei mercati finanziari l’aumento delle quotazioni è visto positivamente ma sono sostanzialmente la stessa cosa, il pagare di più per la stessa cosa.
Così impostato il problema, possiamo fare una grossolana stima dell’eccesso di moneta da smaltire nell’attuale Grande Giubileo cinquantennale in corso.
Possiamo cioè ipotizzare che alla fine della crisi del debito sarà necessario disporre di una quantità di moneta grossomodo pari al 66% del PIL nominale come è stato nei primi sessanta anni del 1900, cioè nel 2026 di 83,3 trilioni di dollari. Risulta quindi che l’eccesso di moneta-debito da smaltire ammonta oggi a 63,5 trilioni di dollari prima di poter ricominciare un nuovo ciclo di accumulazione.
Prima di continuare è forse opportuno specificare due concetti fondamentali:
– nel sistema occidentale quasi tutta la moneta nasce come debito di qualcuno, sia che sia emessa dalla banca centrale che la presta allo Stato in cambio di bond, ad esempio, sia che sia emessa dalle banche commerciali che la prestano a cittadini e imprese. Moneta e debito sono cioè la stessa cosa.
– la moneta non si conserva. La moneta non è energia che si conserva nelle trasformazioni. Così come è stata creata dal nulla può ritornare nel nulla. La moneta non è altro che credito e la quantità di credito presente in un sistema è tutt’altro che costante. Quando un’impresa restituisce alla banca il denaro, creato dal nulla, che aveva preso in prestito quel denaro scompare e ritorna nel nulla da dove era venuto (chi volesse saperne di più veda sempre Maurizio Agostini, Moneta e Potere).
Premesso ciò, l’eccesso di moneta-debito si può far scomparire solo in tre modi:
1) si paga. I debiti si pagano con beni reali, non con altra moneta che sempre debito è;
2) non si paga. I debiti non si pagano, in qualunque modo si voglia. Si fallisce, si fa diventare il credito ‘inesigibile’, banalmente ci si rifiuta o come vi pare. Quella moneta-debito non esisterà più;
3) con l’inflazione. I debiti si riducono facendo in modo che ci voglia più moneta per acquistare la stessa cosa. I debiti vengono sì ripagati ma con moneta svalutata e quindi si riducono in termini reali.
Nei Giubilei (ce ne sono stati molti altri nella Storia) si usano tutti e tre i modi per rientrare dall’eccesso del debito. Nel primo caso ad esempio, il creditore potrà appropriarsi della casa del debitore e/o dei beni dati in garanzia del prestito. Ci rimette il debitore perché, ad esempio, consegna alla banca un bene reale in cambio di un prestito di carta. Nel secondo caso, si fallisce, si fa ‘default’, si ristruttura il debito e adesso a rimetterci è il creditore perché, se va bene, recupera solo una parte di quello che ha prestato.
Nel terzo caso, il sistema più mellifluo, il debitore restituisce sì il suo debito ma con moneta svalutata e quindi restituisce, in termini reali, un valore inferiore di quello che aveva preso. Chi ci guadagnerà o ci rimetterà dipende dai singoli contratti fatti.
Quale delle tre strade si voglia privilegiare per risolvere la crisi debitoria in atto è evidentemente un problema politico ma anche militare e più in generale di ‘potere’. Nella realtà le tre modalità sono sempre interconnesse e qui possiamo tentare di fissare alcuni paletti estremi entro cui il mondo si andrà a collocare. Si tratta di tre casi estremi, di tre vertici di un triangolo e probabilmente la realtà si troverà in qualche punto intermedio all’interno del triangolo stesso.
Supponiamo che accada di ‘monetizzare tutto il debito’ come amano dire gli economisti, cioè che si scelga di smaltire tutto l’eccesso monetario con l’inflazione di beni e servizi, spostando nei mercati retail tutto l’eccesso oggi accumulato nei mercati finanziari. Che inflazione dovremo attenderci nel prossimo futuro, hic stantibus rebus, cioè smettendo di stampare moneta in eccesso fin da ora?
Proseguendo con i nostri ‘conti della serva’ l’attuale quantità di moneta di 146,8 trilioni di dollari è sufficiente per rifornire un PIL nominale di 220,2 trilioni se si applica la velocità di circolazione storica di 1,5. Supponendo di produrre gli stessi beni e servizi di oggi l’aumento dei prezzi necessari sarà di 220,2/126,3= 74%.
Ciò significa che con un’inflazione del 15% per quattro anni le cose tornerebbero a posto. È già successo al tempo delle crisi petrolifere degli anni ‘70.
In realtà le cose andrebbero un po’ peggio perché nel transitorio si tende a stampare ancora moneta, anzi a volte si esagera come successe nella repubblica di Weimar, e cioè l’ipotesi hic stantibus rebus è irrealistica, ma, insomma, un sostanziale raddoppio dei prezzi nei prossimi anni ci sembra una ipotesi ragionevole.
Una cura così brutale porterebbe ovviamente a disparità sociali rilevanti. Ci sarà chi guadagnerà ma soprattutto chi ci perderà. Ad esempio i percettori di reddito fisso, operai impiegati e pensionati, sarebbero penalizzati, i debitori (a tasso fisso) invece ci guadagnerebbero assai. Chi ha un mutuo sulla casa a tasso fisso pagherà molto meno del previsto. Chi ha scelto un tasso variabile sarà rovinato. Ma non è questa la sede per tali considerazioni.
Basti sapere che, con i nostri conti della serva, una inflazione cumulata tra il 75 e il 100% in qualche anno sarebbe in grado di risolvere la crisi debitoria post 1971 e rimettere in carreggiata l’economia mondiale per ricominciare un nuovo ciclo del debito.
Sempre nella nostra ipotesi di hic stantibus rebus, tentiamo ora una stima di cosa succederebbe se si volesse risolvere la crisi usando solo la seconda ipotesi, cioè i fallimenti.
La quantità di moneta si contrarrebbe velocemente da 146,8 a 83,3 trilioni $. La velocità di circolazione non farebbe in tempo a modificarsi e resterebbe a 0,86 portando a un PIL nominale di 71, 6 trilioni $.
Cioè una ‘stretta monetaria’ immediata così forte da risolvere la crisi porterebbe a una contrazione del PIL mondiale da 126,3 a 71,6 trilioni $, cioè ad un calo del 43%. Ci rimetterebbero tutti ma in particolare i banchieri che vedrebbero svanire i loro prestiti.
Analogamente se ipotizzassimo che i banchieri riuscissero a farsi pagare per intero i loro crediti con beni reali (tipo immediato rientro dei prestiti bancari e/o tasse patrimoniali) cosa succederebbe?
Nel caso le banche richiedessero l’immediato rientro dei prestiti commerciali lo scenario sarebbe simile al precedente, le imprese dovrebbero dichiarare in gran parte fallimento.
Ma supponiamo che si riesca a imporre una mega-patrimoniale in grado di ridurre i debiti pubblici in modo sostanziale. Ad esempio l’Italia ha un PIL corrente di circa 2,25 trilioni di €, un debito pubblico di 3,2 trilioni ma gli italiani hanno un patrimonio immobiliare di 5,1 trilioni di €.
Ridurre il debito pubblico a livelli fisiologici (cioè ad esempio alla metà) significherebbe imporre una patrimoniale sui beni immobili per 1,6 trilioni €, pari al 30% del loro valore.
In termini di PIL l’impatto iniziale sarebbe relativamente modesto mentre in termini monetari il rientro dei prestiti porterebbe alla riduzione della moneta circolante. Ci sarebbe un gigantesco trasferimento di proprietà dai cittadini alle banche e ai rentiers (non allo Stato che dovrà usare la patrimoniale per ridurre il debito).
Queste considerazioni spiegano immediatamente perché i Monti e i Draghi vengano in Italia addirittura a occupare spazi politici, perché il loro vero obiettivo è utilizzare il Grande Giubileo per un grande esproprio finanziario basato su patrimoniali. D’altra parte la cosa era implicita fin dall’inizio: far aumentare il debito per poi passare all’incasso in beni reali è sempre stata la strategia dei banchieri.
Tentare questi calcoli a livello mondiale è particolarmente difficile ma indicativamente si può stimare che il patrimonio immobiliare (real estate) sia di 400 trilioni $, di cui 310 di residenziale, 50 di commerciale e 40 di terreni agricoli. Siamo a più di tre volte il PIL.
Il valore di tutto l’oro del mondo è di circa 20 trilioni di $ (poco per avere un ruolo in questo contesto) e il valore delle azioni quotate è di circa 110 trilioni di dollari. Il debito mondiale si può stimare in 140 trilioni di $, valore come si è detto quasi uguale alla moneta emessa.
In sostanza per ridurre il debito mondiale (cioè la moneta) di 63,5 trilioni $ basterebbe una patrimoniale pari al 15% del patrimonio immobiliare mondiale, oppure un crollo delle borse del 58% (63,5/110=58%. I valori borsistici non sono compresi in M2 ma un loro crollo provocherebbe un calo monetario che per semplicità consideriamo analogo).
In conclusione quindi per risolvere la crisi debitoria del Grande Giubileo sarà necessaria una delle tre strade seguenti o più probabilmente una loro combinazione:
1) Il debito si paga in beni reali: patrimoniale mondiale sul patrimonio immobiliare del 15% o con un crollo borsistico del 50-60%;
2) Il debito non si paga: cancellazione di circa il 40% della debito tramite fallimenti, default o ristrutturazioni;
3) una inflazione sui beni e servizi tra il 75 e il 100% nei prossimi anni.
È ovvio che i banchieri preferiscano la prima strada e che la politica preferisca la terza. Per quanto riguarda la seconda strada, una remissione pura e semplice dei debiti è difficilmente praticabile perché il potere non sta dalla parte dei debitori. I debiti si possono cancellare solo con le sofferenze dei fallimenti e default o crolli borsistici che comportano una sostanziale recessione economica.
In realtà la pura e semplice cancellazione del debito sarebbe la strada meno dannosa perché la banca, che ha prestato del denaro che non aveva, non potrà mai avere una perdita ma solo una ‘sofferenza’. Sarebbe la scelta indicata dal Dio della Bibbia, la migliore in assoluto, ma il potere dei cambiavalute che stazionavano sulla scalinata del Tempio è ancora molto elevato.
L’Oro
Potrebbe sorgere la curiosità di stimare a quanto dovrebbe arrivare il prezzo dell’oro se si volesse fondare tutta l’economia mondiale su questa materia prima, cioè se si adottasse l’oro come unica moneta mondiale o come unico sottostante.
Oggi la tecnologia permette di superare il maggior ostacolo alla diffusione dell’oro per i piccoli pagamenti con una sua tokenizzazione. Un sistema basato su banche dell’oro che mettono anche piccole quantità cryptate di oro su un token o addirittura su un cellulare, ovviamente pronte a ricambiare quell’oro tokenizzato in oro fisico alla bisogna, permetterebbe di usare l’oro per ogni necessità e di trasportarlo ovunque, come fosse una cryptovaluta. Oggi quindi non esiste più, in teoria, il principale vincolo all’uso dell’oro, cioè la sua scomodità di trasporto e di pagamento.
Riteniamo però questa ipotesi improbabile perché il potere dato dalla emissione delle monete fiat è troppo grande per rinunciarci e crediamo che tale ipotesi potrebbe diventare realistica solo in un quadro di completo collasso delle economie mondiali. Si tratta comunque di un riferimento interessante anche se ‘estremo’, come peraltro tutti i conteggi qui presentati.
Il conto (della serva) è presto fatto: la quantità di moneta mondiale è di 146,8 trilioni $, tutto l’oro estratto dall’inizio dei tempi è 220.000 tonnellate per cui il valore che dovrebbe avere un grammo di oro per sostituire tutte le monete mondiali è 667 $/gr pari a 20.700 $ l’oncia.
La quotazione attuale di circa 4.000 $ l’oncia non è poi così lontana dal poter ridare all’oro il suo status di moneta mondiale. Il valore di 20.000 $ l’oncia sembra quindi costituire il limite superiore del valore dell’oro in un contesto, invero drammatico, di collasso di tutte le monete fiat. Valori superiori sarebbero inutili ai fini di stabilizzare il sistema monetario internazionale.
Dollaro, euro e le altre monete fiat
L’impatto che il debasement monetario avrà sulle singole valute è particolarmente difficile da quantizzare. Spesso ci si concentra sul dollaro ma non è vero che il dollaro sia la moneta destinata a svalutarsi più di tutte, anzi.
In tabella sono riportate nostre stime dello stock delle principali monete e del loro utilizzo come pagamenti globali (global payments), stime forzatamente approssimative. Lo stock è misurato in quantità simil-M2 (per il dollaro la stima ufficiale Fed-Fred di 23,3 tril. $ è maggiorata di 2,5 tril. di contanti detenuti all’estero e di circa 5 tril. di crediti in dollari estero su estero che non sono visibili alla Fed).
Nella seconda colonna si è tentata una stima delle transazioni totali in cui viene usata una moneta sia nei mercati interni che in quelli esterni con l’intento di avere un proxy quantitativo del ‘peso’ della moneta stessa sul totale delle transazioni mondiali, compreso il commercio interno.
La necessità di considerare anche le transazioni interne infatti nasce dal fatto che l’impatto inflattivo del grande debasement si scarica su tutte le transazioni e non solo su quelle internazionali e su tutte le valute, non solo sul dollaro. Si usa qui una variante della identità di Fisher in cui al posto del PIL vi sono le transazioni totali.
Si ipotizza cioè che, in ultima analisi, lo stock delle monete fiat necessario a supportare le economie mondiali sia, in prima approssimazione, proporzionale alle transazioni, trascurando altre variabili come quelle geopolitiche. Nella nostra ipotesi, per mantenere a livello odierno lo stock di una moneta, cioè per non farla svalutare, devono mantenersi costanti le transazioni in quella moneta. Se, ad esempio, le transazioni in dollari dovessero diminuire è probabile che, coeteris paribus, diminuisca anche il suo stock, che esso sia venduto sul mercato e che quindi il dollaro si svaluti.
L’aumento della quantità di moneta mondiale dal 1971 ad oggi è in grande parte attribuibile alla moneta cinese. È pur vero la Cina è il paese che ha dato il maggior contributo alla crescita del PIL mondiale ma, insomma, in caso di svilimento mondiale delle valute il renminbi-yuan non può certo considerarsene immune.
Ripetiamo che il calcolo, con tutte le difficoltà del caso, deve farsi a livello mondiale perché i sistemi sono interconnessi. I prezzi di energie e materie prime, compreso l’oro, sono gli stessi in tutto il mondo e dato che tutte le monete sono senza sottostante, tutte ne risentiranno.
La moneta cinese è utilizzata quasi totalmente all’interno del paese e ‘gira’ 9 volte in un anno, il che significa che per supportare tutte le transazioni, quasi tutte interne, è necessaria una quantità di yuan equivalente a una cinquantina di trilioni di dollari. Più complessa la situazione dello yen giapponese che ha un suo ruolo anche al di fuori del paese per cui esso ‘gira’ una po’ di più del renmenbi. Il valore ancora più alto dell’euro è simile a quello del dollaro anche se il suo ruolo internazionale è soprattutto nel commercio intra UE.
Spicca però immediatamente l’anomalia del dollaro il cui stock è chiamato a girare vorticosamente ben 21 volte per supportare tutte le transazioni interne e internazionali in dollari.
Ovviamente non è una sorpresa. Secondo SWIFT (movimenti interbancari e merci ma non solo) ben il 52% delle transazioni trattate al suo intenro è in dollari (euro il 21%, yen e renmimbi intorno al 3-4%). La quota del dollaro nella Trade Finance (solo merci) sale al 82% (euro 7%, renmimbi al 6%). Nelle transazioni valutarie il dollaro pesa addirittura per l’89% che generano addirittura 2500 tril. $ annui (non compresi nella tabella che considera solo i global payments, retail and corporate).
Ma queste percentuali possono essere fuorvianti.
Il ruolo internazionale del dollaro (pagamenti cross border) è stimabile in circa 100 trilioni annui. Nell’ipotesi di una sostanziale tenuta del mercato interno, al dollaro sarà sufficiente mantenere questi 100 trilioni di transazioni estere per non svalutarsi rispetto alle altre monete. In termini di mercati valutari il dollar-index rimarrebbe costante, in un contesto in cui tutte le valute si svaluterebbero allo stesso modo.
Perché fare questi (opinabili) conteggi?
Perché lo stock di dollari non è poi così fuori misura come un osservatore superficiale potrebbe pensare. È superato nettamente dal renmenbi e, in fondo, risulta pari alla somma di euro e yen.
È pur vero che dal 1971 è stato stampato in grandi quantità ma siccome gli altri non sono stati da meno, la sua ‘eccezionalità’ si può quantificare in ‘soli’ 100 trilioni, cioè in un 5% della totalità delle monete mondiali.
Cosa stanno facendo gli Stati Uniti di Trump per perpetuare il ruolo del dollaro anche all’interno della attuale crisi debitoria?
Molto, davvero molto e soprattutto nella più totale incomprensione dei commentatori.
Il piano, che qualcuno potrebbe anche definire diabolico, è articolato essenzialmente su due linee strategicihe:
1) definire i confini dell’impero nel modo più stringente e vasto possibile per mantenere, manu militari, la gran parte delle transazioni attuali dentro il perimetro del dollaro;
2) appropriarsi di quote delle transazioni mondiale oggi in carico ad altre valute.
Il primo punto è quasi completato, il continente americano genererà una domanda di dollari superiore a quella precedente la crisi, stante il petrolio venezuelano e l’acquisizione dell’intero Sud America, con Argentina e Brasile ormai saldamente in mano agli americani. Praticamente resta solo il Mexico ad avere un rapporto conflittuale con gli USA (si veda in merito qui e qui) .
Se la guerra in Iran finisse con la delimitazione del confine sull’Eufrate, il dollaro perderebbe solo le quote del petrolio di Iran e Iraq, che passerebbero al renminbi-yuan, una perdita modesta. Il mantenimento del resto del Medio Oriente, di America, Europa, Giappone e Oceania è in grado di assicurare un buon controllo delle transazioni per il commercio di energie fossili, non dissimile da quello attuale.
Ma la vera arma segreta è il punto successivo. Nel luglio 2025 è stato approvato il Genius Act che regolamenta le stablecoin all’interno degli Stati Uniti.
Le stablecoin avranno un’importanza determinante nella stabilizzazione del ruolo del dollaro perchè permetteranno a tutti gli abitanti della Terra di aver in tasca dollari, senza conti bancari, burocrazie e controlli vari.
Di fatto le stablecoin trasferiscono il debito USA ai consumers, sia americani che non, disintermediando totalmente il sistema bancario e allargando a dismisura la platea di potenziali acquirenti.. Gran parte dello stock di dollari non sarà più detenuto dalle banche centrali, corporations, banche commerciali, intermediari vari ma direttamente da privati cittadini con in tasca un token di bond statunitensi. Per di più tali acquirenti non avranno alcuna sensibilità ai tassi di interesse perché non li percepiscono (qui).
Per le stablecoin appropriarsi di una quota rilevante di quei 410 trilioni di euro oggi in mano a una miriadi di valute locali senza alcuna qualità sarà cosa facile. Per quale motivo un abitante dell’Honduras dovrebbe tenere i suoi risparmi nella Lempira honduregna, la moneta locale, che si svilisce sensibilmente nel tempo che intercorre dal pranzo alla cena? Se può acquistare dollari senza complicazioni, come si può fare con le stablecoin, il destino della Lempira è segnato.
In tutto il terzo mondo il dollaro può diventare, con le stablecoin, la moneta corrente sia per il risparmio che per il commercio anche minuto.
E questo può essere vero anche per grandi stati come l’Argentina e il Brasile, che saranno sempre più in difficoltà a difendere il Pesos e il Real.
Se grandi stati europei sono stati costretti a usare una moneta straniera come l’euro, gestita da un gruppo di banchieri privati, su cui non avevano alcun controllo come potranno opporsi i piccoli staterelli con monete ridicole all’uso del dollaro anche nella circolazione interna?
Non potranno.
Inoltre in questo nuovo ordine mondiale che nascerà dal Grande Giubileo dei debiti, il dollaro potrebbe appropriarsi anche di gran parte delle 365 trilioni di transazioni in euro. D’altra parte oggi quale utilità ha una moneta senza stato e senza senso?
Un paese europeo, ad esempio, potrebbe essere tentato di adottare integralmente il dollaro nelle transazioni internazionali (tanto sempre moneta straniera è) in cambio del permesso di utilizzare una valuta locale al proprio interno, recuperando una parte della sovranità monetaria perduta.
In questo quadro la moneta americana potrebbe espandersi in varie direzioni diventando cioè la moneta legale di tutto l’impero americano o almeno delle transazioni transfrontaliere dei vari stati facenti parte dell’Occidente.
Il dilatarsi del suo uso potrebbe addirittura rendere lo stock esistente di dollari insufficiente a soddisfare la nuova domanda e permettere agli USA di stampare ancora dollari in abbondanza.
Il dollaro potrebbe essere l’unica moneta fiat a uscire rafforzata dal Grande Debasement, almeno rispetto alle altre monete, cosa certamente non voluta ma possibile se il meccanismo non sarà gestito con la dovuta attenzione.
Questo accade grazie alla forza sia militare che economica che mantiene ancora il cuore pulsante del mondo occidentale.
Molto dipenderà dalle attività messe in campo dalla amministrazione americana ma questa prospettiva è da sola sufficiente a giustificare il panico serpeggiante nelle elite bancarie del vecchio continente.
