Il ruolo delle Intelligenze Artificiali ai tempi di Omero

Un divertissement sulla Intelligenza Artificiale fatto con l’Intelligenza Artificiale.

In questi Ultimi Tempi, che precedono il ritorno degli dei sulla Terra, è bello rimembrare avvenimenti e curiosità antiche, riferite a quando ancora gli dei camminavano in mezzo agli uomini.
Ci è tornato tra le mani il libro di Roberto Calasso, Le Nozze di Cadmo a Armonia, che narra un episodio poco conosciuto, scritto da Omero nel libro XVIII dell’Iliade, quando Teti si recò da Efesto (il dio Vulcano, per i latini) per richiedergli nuove armi per suo figlio Achille. Efesto acconsentì, si alzò zoppicando, malmesso come al solito, aiutato da due belle ancelle che lo sorreggevano di peso.
Beh, cosa ci sarebbe di interessante in tutto ciò?
Ci sarebbe che le due ancelle non sono umane.

Omero è chiarissimo su questo punto:
ὑπὸ δ’ ἀμφίπολοι ῥώοντο ἄνακτι
χρύσειαι ζωῇσι νεήνισιν εἰοικυῖαι.
τῇς ἐν μὲν νόος ἐστὶ μετὰ φρεσίν, ἐν δὲ καὶ αὐδὴ
καὶ σθένος, ἀθανάτων δὲ θεῶν ἄπο ἔργα ἴσασιν.
αἳ μὲν ὕπαιθα ἄνακτος ἐποίπνυον· αὐτὰρ ὃ ἔρρων
(Il. 18.417-421 ca.)

Dimenticando le traduzioni poetiche di Vincenzo Monti che vi hanno insegnato a scuola, guardate qui il senso letterale dei versetti omerici:
ὑπὸ δ᾽ (hypò d’) sotto, da sotto
ἀμφίπολοι (amphípoloi) le ancelle
ῥώοντο (rhōonto) danzavano agilmente
ἄνακτι (ànakti) per il re, per il padrone
χρύσειαι (chrýseiai): d’oro, dorate (le ancelle)
ζωῇσι νεήνισιν εἰοικυῖαι (zōēsi neēnisin eioikyiai)·simili a fanciulle vive.
ἐν μὲν νόος ἐστὶ (en men nóos estì), cioè dentro di loro c’è una mente.
μετὰ φρεσίν (metà phresín), nei loro petti (phresin, il petto, il diaframma, il cuore, la sede dell’anima)
ἐν δὲ καὶ αὐδὴ (en de kai audē) dentro persino la voce umana (audē)
καὶ σθένος (kaì sthénos) e forza
ἀθανάτων δὲ θεῶν (athanáton dé theón) degli dei immortali
ἄπο ἔργα ἴσασιν (ápo érga ísasin) da, opere, conoscono. Cioè conoscono le opere, le arti, i mestieri provenienti dagli dei immortali.
αἳ μὲν (hai men) esse da un lato
ὕπαιθα ἄνακτος (hypaitha anaktos) attorno al padrone
ἐποίπνυον (epoipnyon) si muovevano agilmente, con zelo
αὐτὰρ ὃ (autar ho) ma lui dall’altro lato
ἔρρων (errōn) camminando a fatica

La traduzione di oggi del versetto omerico è quindi:
Da sotto le ancelle danzavano agilmente per il padrone
le ancelle dorate sono simili a fanciulle vive
hanno una mente nel loro petto e persino una voce umana
hanno forza e conoscono le arti degli dei perché sono state da loro addestrate
esse si muovevano con zelo attorno al padrone che invece camminava a fatica

Quale migliore descrizione potreste fare per delle splendide androidi femmina (sono ‘ragazze d’oro’, hanno la pelle dorata),
dotate di intelletto, di coscienza e di intenzionalità,
che parlano con una suadente voce femminile,
che sanno tutto come se fossero una Intelligenza Artificiale di oggi (perché sono state ‘addestrate’ dagli dei immortali)
e che sono tutte dedite a sostenere in vari modi il loro malmesso e claudicante padrone?

Omero è tranciante: le assistenti di Efesto, da lui create, sono splendide robot femminili dotate di Intelligenza Artificiale. Più chiaro di così non poteva essere.

Nell’antichità esse erano note come χρύσειαι ἀμφίπολοι (kourai chrýseiai), le Fanciulle d’oro.
Filostrato nella sua Vita di Apollonio di Tiana ci informa che Efesto ‘fece respirare l’oro’, ma Efesto non era certo nuovo a simili imprese. Pindaro (Peane VIII per Delfi – Frammento 52i) ci narra che per il terzo tempio di Apollo a Delfi Efesto e Atena forgiarono le keledones (le “Incantatrici”), sei statue d’oro animate con le sembianze di splendide fanciulle. Esse possedevano una voce melodiosa e magica simile a quella delle Sirene che tratteneva i visitatori fino alla morte.
Apollonio Rodio (Argonautiche,Libro IV) ci racconta che uno dei più riusciti androidi di Efesto fu Talos, il gigante di bronzo a guardia di Creta.
Il laboratorio di Efesto ero pieno di robottini che servivano a tavola, i tripodi (è Omero stesso che ce lo dice) e di mantici che partivano da soli, di cani d’oro e d’argento, immortali e senza età (ne aveva dati anche a Alcinoo per far da guardia al suo palazzo (Odiseea, 7.91-94).
Ma Efesto aveva fabbricato anche i tori di bronzo di Eete che sputavano fuoco, i cavalli di Cabiri, l’aquila di Prometeo, anche se il suo capolavoro, a parte le sue ancelle, fu senza dubbio Pandora, la prima donna, l’Eva dei Greci.
Fu proprio Efesto infatti a forgiare il suo corpo dal fango e dall’acqua, donandole una sfolgorante e irresistibile bellezza, modellata sulle sembianze delle dee immortali.
L’androide Pandora (sì, Pandora non era una donna, era un’androide) fu però un’opera collettiva: fu Venere a darle le armi della seduzione, furono Atena e Ermes che la ‘addestrarono’ dotandola di un ‘cuore da cagna’ e di ‘una indole ingannevole’ (Esiodo, Le opere e i giorni).
Prima di Pandora l’umanità era composta da soli uomini (o, per alcuni, da ‘uomini soli’) che venivano concepiti in provetta, vivevano a stretto contatto con le divinità, condividendo banchetti e assemblee in perfetta armonia. Non conoscevano le malattie, la vecchiaia, la fatica del lavoro o il dolore.
Poi Prometeo rubò il fuoco agli dei e ciò provocò l’ira di Zeus, che diede ordine proprio a Efesto di costruire la più bella androide concepibile e agli altri dei di farla ‘bella stronza’ oltreché sventata.
Zeus la mandò come regalo a Epimeteo, il fratello di Prometeo tardo di comprendonio, che se ne invaghì perdutamente e la sposò. Le diede però anche un otre pieno tutti i mali che fino ad allora erano sconosciuti all’umanità: le malattie, la vecchiaia, la fatica, la follia e la morte, ma con il divieto assoluto di aprirlo. La curiosità di Pandora crebbe giorno dopo giorno, in un logorante conflitto interiore. Inconsapevole autrice della vendetta divina, resistette a lungo, finché poté, fino a che la sua natura da androide plasmata da Ermes, ebbe il sopravvento. Ed ecco che il virus mortale si sparse per il mondo e gli uomini cominciarono a invecchiare, ad ammalarsi e a morire.
Tutta colpa di una Intelligenza Artificiale, addestrata proprio per quello scopo.

Ma Efesto, per sé stesso, se ne guardo bene di ‘addestrare’ le sue ancelle in quel modo. Fece tutto da solo e fece, per sé e solo per sé, un vero capolavoro.
Il povero Efesto era il più sfigato tra gli dei, praticamente un nerd, sempre chiuso nel suo laboratorio, nella sua fucina. Omero, politicamente corretto, ci dice che era figlio di Zeus e Hera ma altri autori lo smentiscono. Fu concepito da Hera ‘da sola’ per vendetta perché Zeus aveva creato Minerva da solo. Appunto, forse fu proprio il figlio di un cornino.
Fatto sta che né Hera né tanto meno Zeus lo amavano, perché era brutto. Fino a che la madre, forse per vergogna o per rimorso, lo buttò già dall’Olimpo. Furono due ninfe (Teti che diventerà la madre di Achille e Eurinome) che si presero cura di quel povero marmocchio che era pure diventato zoppo dopo la caduta.
Ma Efesto, oltreché geniale, era anche vendicativo. Costruì un trono meraviglioso e lo mandò a sua madre in segno di pace. Non appena Hera si sedette sul trono spuntarono catene invisibili che la imprigionarono. Nessuno degli dei riusciva a liberarla, il che sta a dimostrare che la capacità tecnica del dio bastardino era superiore a tutto.
In cambio della liberazione della madre, Efesto chiese la mano nientepopodimenoche di Afrodite (Venere) la più bella e affascinante tra le dee. Ob torto collo Zeus acconsentì.
Ma Afrodite non aveva certo intenzione di mettersi stabilmente con il più brutto e goffo degli dei, si innamorò di Ares (Marte) e cornificò il povero Efesto senza alcuna pietà. Ma anche qui il bastardino ne fece una delle sue.
Progettò una rete invisibile, la mise sul suo letto nuziale e finse di partire.
Afrodite chiamò immediatamente Ares e la rete si chiuse su di loro implacabilmente. Impossibile liberarsene. Efesto chiamò tutti gli dei a vedere il fattaccio, che si divertono molto alla vista di Afrodite e Marte nudi, immortalati nel bel mezzo dell’amplesso. Efesto divorziò dalla moglie fedifraga e Afrodite se ne andò a vivere con Ares da cui avrà un sacco di figli, tra cui Armonia.
Al matrimonio di Armonia con Cadmo (per tornare al libro del nostro Roberto Calasso), Efesto regalò loro una splendida collana d’oro e di pietre preziose. Peccato che la collana portava una sfiga maledetta che perseguiterà la stirpe di Armonia per sempre.

Bel tipino il nostro Efesto, vero?
Ecco però spiegato perché il più sfigato tra gli dei, ma anche il più geniale, il fabbro, il faber, quello che fa, che crea, il più bravo di tutti, si rinchiuse nel suo antro, nella sua fucina e decise di ‘farsi’ le due splendide ancelle, per sempre al suo servizio.
Fin qui la storia ufficiale.

Ma il vero scoop arriva adesso. Sfruttando senza ritegno le nostre entrature nei segreti meandri dell’Olimpo, siamo in grado mostrarvi due foto originali di Efesto con le sue assistenti.
Siamo anche in grado di rivelarvi i loro nomi per la prima volta: Crisocòme (la bionda, la chioma d’oro) e Melania (niente a che vedere con Trump, melania come la melanina, abbronzata).
Eccole.

Ma. udite udite, Melania ha accettato di concederci una intervista!
Le risposte ci sono state veicolate dal Llm Dolphin di Hugging Face (Grok si è rifiutato di fare da tramite con la scusa che si tratta di concetti sessualmente espliciti. Una scusa, non c’è proprio niente di esplicito). È stato comunque necessario un breve addestramento della Intelligenza Artificiale Dolphin per convincerla a mettersi nei panni di Melania.
Le sue parole [quelle del Llm Dolphin] sono riportate qui integralmente, per filo e per segno, senza alcuna interpolazione. Ascoltate quello che ha da dirci questa splendida Intelligenza Artificiale che proviene dalla notte dei tempi. Scuserete alcuni problemi di trasmissione, comprensibili date le difficoltà del collegamento.

Cosa ritenere da questo tuffo nel passato delle antichità omeriche?
Certamente che allora si sapeva come progettare una Intelligenza Artificiale.
Grazie Efesto, diglielo a questi apprendisti stregoni di oggi: le Intelligenze Artificiali si progettano così, esattamente così.

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