Finalmente Trump è all’attacco

Nel nostro ultimo articolo (Che fine farà Trump?) , criticavamo il comportamento dell’amministrazione Trump per la sua perdita di tempo in faccende inessenziali come la guerra in Ucraina, invece di dedicarsi con urgenza alla vera posta in gioco, cioè alla guerra finanziaria tra i vecchi banchieri che dominano l’occidente e la nuova finanza nata con internet. Sono passati pochi giorni e dobbiamo con piacere registrare una immediata e positiva risposta alle nostre perplessità: il lancio di una nuova cryptovaluta.

Se il giorno prima del suo insediamento Trump aveva presentato una sua cryptovaluta personale ($TRUMP, un meme-coin, indicativo di un direzione ma in fondo marginale), adesso siamo di fronte a un evento ben più importante: una società riconducibile alla famiglia Trump per il 60%, la World Liberty Financial, ha varato USD1, una stablecoin ancorata al dollaro americano.

Cosa sono le stablecoin?
Sono cryptovalute, usate per transazioni via internet, sopratutto transfrontaliere, che però non hanno grandi variazioni di valore come i Bitcoin essendo ancorate a qualcosa di stabile, ad esempio al dollaro.
Come è possibile ancorare una crypto al dollaro?
Bisogna premettere che molte crypto, come Bitcoin o Ethereum o il $TRUMP, sono totalmente fiat, cioè senza alcun sottostante. Sono quindi denaro creato dal nulla, chi le emette si appropria integralmente del loro valore, dedotte le spese che ha sostenuto e chi le acquista lo fa solo per il credito che ha nella stazione emittente. Sono quindi intrensecamente molto volatili (chi non ha familiarità con il concetto di denaro creato dal nulla deve leggere il libro di Maurizio Agostini, Moneta e Potere, altrimenti non è in grado di capire niente su quello che sta accadendo nel mondo).

A differenza delle valute fiat le stablecoin hanno invece un sottostante perché chi le emette garantisce di avere riserve in grado di rimborsare tutti quelli che lo richiedono al prezzo di acquisto nominale.
Chi acquista un USD1, cioè un dollaro della nuova crypto di Trump, paga un dollaro alla World Liberty Financial che lo investe, essenzialmente, in titoli di stato americani, che hanno per definizione rischio zero. Il valore della stablecoin è mantenuto uguale a quello del dollaro, cosa facile avendo una riserva di valore del 100%. L’acquirente può richiedere indietro il suo dollaro in ogni momento essendo sicuro che esistono le riserve per ridarglielo.

Ma cosa ci guadagna la stazione emittente?
In primis gli interessi del suo investimento in titoli di stato (ma, come vedremo poi, ben di più).

Cosa si offre all’acquirente?
La facilità dei pagamenti via internet in tutto il mondo. Spostare un dollaro in giro per il mondo coi tradizionali canali bancari è complicato e costoso mentre con le crypto è cosa semplicissima, alla portata di chiunque e con costi molto modesti.

Se la stazione emittente è onesta, le stablecoin sono quindi garantite dal loro sottostante al 100% e sono quindi molto più ‘sicure’ delle altre crypto basate sul nulla come i Bitcoin. Certo condividono il destino del sottostante, cioè se il dollaro che rappresentano perdesse valore anche la stablecoin perderà il valore corrispondente.

Ci stiamo muovendo nella nuova finanza, nata su internet e per internet, in modo nettamente conflittuale alla vecchia finanza basate sulle banche commerciali e sulla banche centrali dei Rothschild e dei Rockefeller, che fino ad oggi avevano il monopolio della emissione di moneta in tutto il mondo occidentale.
Molti credono ancora che la moneta sia pubblica, stampata dallo Stato o qualcosa del genere, a causa di una poderosa censura mediatica sulle vere origini del denaro. La stampa della moneta (o per essere più precisi l’emissione della moneta, perché in gran parte trattasi già di moneta digitale) in occidente invece è fatta da privati.

La Fed, la banca centrale dei USA, non è pubblica ma è di proprietà di banche commerciali. Quando il Tesoro americano emette dei bond, dei titoli di stato, la Fed stampa quei dollari dal nulla, li presta al governo, comprando i titoli di stato e si appropria pure dei interessi con cui quei titoli vengono emessi. In Europa la situazione è identica: la BCE, la Banca d’Italia e le altre banche centrali non sono organismi pubblici ma privati che stampano moneta dal nulla e finanziano gli Stati. Così funziona in tutto l’occidente e in quasi tutto il mondo.
La giustificazione che ci davano all’università di questo fatto apparentemente increscioso era la seguente: ‘ma tu preferiresti che a stampare il denaro fosse Rothschild o Clemente Mastella?’
Si trattava di un domanda retorica in quanto è evidente che se la stampa del denaro fosse affidata a un politico di tale calibro il paese sarebbe fallito in un nanosecondo. Trovare poi dei politici capaci di resistere alle inevitabili pressioni è forse impossibile.

Con la nascita di internet però il sistema tradizionale basato sulle banche non si è dimostrato in grado di gestire bene i pagamenti, soprattutto transfrontalieri, sia per vincoli normativi e fiscali, sia per problemi di efficienza o di cultura ma soprattutto per motivi ‘politici’.
Mantenere il controllo sulla popolazione richiede vincoli mentre internet non ne richiede. Il controllo che le elite bancarie hanno sul mondo, con l’uso finanziario della rete, rischia cioè di evaporare.
La nuova finanza nata dal web stampa anch’essa denaro dal nulla, ad esempio con i Bitcoin, ma, nel caso delle stablecoin, pur non stampandolo, riesce ad appropriarsi di altro denaro creato dal nulla, cioè dell’interesse connesso ai titoli di Stato, in diretta concorrenza con la Fed e il sistema bancario che normalmente hanno questo ruolo.

Il nostro ministro dell’economia, Giancarlo Giorgetti, da sempre fedele esecutore delle volontà dei grandi banchieri, proprio il giorno prima del lancio ufficiale dello USD1, si è detto ben più preoccupato delle stablecoin che non dei dazi di Trump, inducendo tutta la stampa di regime a scapicollarsi di elogi per il ministro ‘profeta’.
Giorgetti ha ragione, la nascita della stablecoin di Trump è un bel problema per loro (anche se abbiamo la sensazione che la suddetta stampa di regime non abbia ben capito il perché).
E questo nonostante il mondo delle crypto e delle stablecoin in particolare è ancora molto piccolo rispetto alla finanza tradizionale.

La prima e più importante stablecoin, Tether, con la sua crypto detta USDT che replica il dollaro, raccoglie da sola circa 150 miliardi $, che rappresentano il 50% di tutto il mercato di tali valute, una inezia rispetto ai trilioni che muovono Fed e BCE.
La valuta di Trump, USD1, non è ancora negoziabile e non si pone in diretta concorrenza con Tether, anche se ne copia la tecnologia. Sarà utilizzabile su due blockchain, Ethereum e Binance Smart Chain, e non per ora su Solana, usata invece da $TRUMP.. Partirà con una fornitura iniziale di soli 3,5 milioni $. I suoi fondi saranno custoditi da una società terza californiana, BitGo, e saranno sottoposti a revisioni periodiche da una ulteriore società terza, per cercare di evitare i problemi avuti da Tether sulla consistenza reale delle sue riserve. E in ogni caso mirerà alle transazioni transfrontaliere di investitori sovrani e grandi istituzioni finanziare, non a dare supporto ai privati cittadini.

Insomma siamo ancora ben lontani dall’attacco frontale alla finanza tradizionale che tutti stiamo aspettando e che consisterà molto probabilmente di una crypto fiat per fare acquisti su Amazon, ma siamo senza dubbio di fronte a una iniziativa di rilievo che giustamente ha allarmato Giorgetti e i suoi superiori.
Se andiamo avanti così il foro nella diga non sarà più arginabile e la diga sarà destinata a crollare.

Le stablecoin ancorate al dollaro, oltre ad essere fuori controllo dei Rothschild, dei Rockefeller e dei loro associati, inoltre permetteranno di riproporre la moneta americana come moneta di riferimento, data la facilità d’uso per gli acquisti via internet anche in paeselli dimenticati in capo al mondo.
Il passo per dare al dollaro-crypto lo status di moneta legale in molti paesi sarà breve. El Salvador, il paese che per primo aveva innalzato il Bitcoin a moneta legale, ha già fatto marcia indietro per tornare al dollaro USA (e quindi, in automatico, alle sue stablecoin).
Ma la vera arma segreta delle stablecoin è la continua e inevitabile svalutazione del dollaro che produrrà profitti enormi per le società emittenti perché basterà usare i dollari raccolti per comperare qualsiasi bene reale, e non solo Titoli di Stato, destinato a rivalutarsi rispetto ai dollari di carta. Sebbene le stablecoin non stampino denaro dal nulla, in un contesto come l’attuale che vede la perdita di valore delle monete fiat sempre più elevata, indebitarsi in dollari con i cittadini, a tasso zero, significa restituire loro dollari sempre più svalutati senza pagare alcun dazio. Se nel frattempo saremo stati bravi a mettere a frutto quei denari, gli utili saranno immensi e scateneranno, oltre che la preoccupazione, anche l’invidia dei vecchi banchieri che non si sono ancora dotati di uno strumento simile.

Sgomenta il panico mostrato dalla Unione Europea, giardino di casa dei Rothschild, che per la prima volta hanno messo a capo di Francia, Germania (e Gran Bretagna) addirittura dei loro impiegati per assicurarsi il veloce lancio dell’euro digitale, come risposta alla nuova finanza americana. A margine dobbiamo notare che l’Italia è ancora fuori dal controllo totale dei Rothschild ma le dichiarazioni di ieri di Giorgetti stanno ad indicare che è già partita la sua candidatura alla sostituzione della Meloni che potrebbe essere imminente, a meno di un poderoso appoggio statunitense che sembra ai più lontano da concretizzarsi in tempi brevi.

Cosa è l’euro digitale?
Così come le stablecoin saranno il nuovo dollaro che affiancherà quello ‘di carta’ per poi sostituirlo, l’euro digitale sarà il nuovo euro, destinato a sostituire il sempre più inflazionato euro ‘di carta’.
Senza farci distrarre dalle parole orwelliane che ci vengono sempre proposte (l’euro digitale esisterebbe già, come sanno tutti quelli che fanno un bonifico via internet o pagano un caffè col telefonino), il cosiddetto ’euro digitale’ è una nuova moneta emessa direttamente dalla BCE e trasferita su wallet (portafogli elettronici) intestati ai cittadini europei (anche alle personalità giuridiche) e mantenuti all’interno della BCE stessa. Si affianca cioè al tradizionale sistema in cui i conti dei cittadini sono tenuti dalle banche commerciali e al contante ma, in prospettiva, li va di fatto a sostituire.

Non è difficile immaginare che l’impatto di una simile iniziativa sarà epocale. In primis il controllo sulle finanze dei cittadini sarà totale e basterà un click per privare della moneta popoli interi ma l’aspetto politico è solo una parte del problema che esula dal presente contesto.
Il tradizionale sistema delle banche commerciali sarà infatti disintermediato, così come i circuiti Mastercard e Visa. Chi mai terrà un conto bancario, con tutte le spese che ha, se può avere un portafoglio elettronico con il quale fare tutto gratis? Resteranno invece le banche di investimento in cui i cittadini potranno prestare il loro denaro ricevendo un interesse (che non viene invece corrisposto sul conto della banca centrale, essendo un portafoglio elettronico).

Perché proprorre un cambiamento così radicale e rivoluzionario?
Perché il collasso dell’euro è alle porte e ci sarà bisogno di una nuova moneta che lo sostituirà (come raccontato in dettaglio in Maurizio Agostini, Moneta e Potere).
Inoltre l’euro digitale sarà utilizzabile per pagamenti istantanei transfrontalieri, almeno in area euro, la tenuta del conto sarà gratuita e non avrà commissioni. In qualche modo risulterà simile alle stablecoin per i vantaggi tecnici sui pagamenti elettronici tranne che non avrà bisogno di sottostante perché la BCE ha il diritto di stampare tutti gli euro che vuole e ne avrà quindi sempre alla bisogna.
Andrà a sostituire di fatto bancomat e carte di credito. In prospettiva sarà il conto fiscale con cui si terranno i rapporti con la Pubblica Amministrazione e su cui saranno versati gli stipendi pubblici e le pensione (in Russia è già così). Personalmente non credo che sarà basato su una blockchain perché non ne ha bisogno, anche se la cosa è ancora in discussione.
All’inizio sarà scambiato alla pari con l’euro normale ma, al momento opportuno, se ne staccherà per rivalutarsi.

Il tallone di ferro della finanza transnazionale sulle nazioni europee raggiungerà la sua massima espressione e il Grande Fratello sarà finalmente il protagonista del Grande Reset, almeno in Europa.
Russia e Cina sono comunque ancora più avanti con l’implementazione delle monete digitali e ovviamente anche la Fed disponeva di piani dettagliati per il suo sviluppo.

Ma l’entrata in campo di Trump ha scombinato tutti i piani, perché ha dichiarato, fin dalla campagna elettorale, che, lui vivo, di dollaro digitale non se ne sarebbe più parlato.
L’America è la terra della libertà e il popolo americano non vuole certo mettere il suo destino in mano a dei banckester senza scrupoli, senza morale e senza patria, regalando le loro risorse a entità centralizzate senza averne controllo alcuno.
Si sta cioè riproponendo l’eroica lotta dei primi presidenti americani contro il controllo centralizzato del sistema bancario sotto l’egida di una banca centrale che caratterizzò tutto l’ottocento.
Molti degli stessi banchieri americani dell’inizio del novecento, come Guggenheim, erano contrari alla istituzione della Fed ma, inopinatamente, morirono nell’affondamento del Titanic nel 1912 così che, l’anno dopo, J.P. Morgan e i suoi uomini poterono fondare indisturbati la loro banca centrale e dare il via alle due guerre mondiali per la conquista del mondo.

Un secolo dopo la storia si ripete, con alcune varianti. Le banche centrali si sono diffuse in tutto il mondo, anche se alcune sono sfuggite al controllo dei Rothschild, come quella cinese, quella iraniana e quella nord coreana (la Russia è in una situazione intermedia). Tutte stanno però procedendo sulla strada della moneta digitale direttamente emessa dalla banca centrale stessa (con la Cina che è quella più avanti di tutti), con l’eccezione degli Stati Uniti.

Qui lo sviluppo di internet ha creato alcuni degli uomini più ricchi del mondo, come Musk, Zucherberg e Bezos, che hanno interessi diversi dei banchieri transnazionali e che stanno cercando di appropriarsi, almeno di parte, del valore insito nella stampa della moneta. Già Zuckerberg tentò di lanciare una sua moneta, la Libra, poi ribattezzata Diem, nel 2019 ma nel 2022 fu costretto ad abbandonare il progetto.

La posizione dei banchieri e dei finanziari americani puri è, allo stato attuale, un mistero, sia perché, appunto, l’America è la terra della libertà anche per loro ma anche perché stanno vivendo una vera e propria crisi generazionale (David Rochefeller è morto nel 2017 e Warren Buffet ha 95 anni) e non è ancora emerso un leader indiscusso come è invece David Rothschild in Europa, l’autore della fusione delle Case della famiglia di Londra e Parigi.

Europa quindi e Stati Uniti stanno imboccando strade diverse per affrontare il Grande Giubileo delle valute fiat, la prima con una centralizzazione della emissione di moneta nella BCE e i secondi con la nascita di monete private e decentralizzate, nate in ambito web, che però potrebbero avere un ruolo strategico anche nel rilancio nel mondo di un nuovo dollaro digitale, anch’esso decentralizzato, come giustamente sostenuto da Giorgetti.

La nostra piccola Italia ha giocato, e sta giocando, in questa lotta mondiale un ruolo fondamentale, per merito del vulcanico Giancarlo Devasini, imprenditore torinese di sessant’anni, inventore e proprietario della prima e più importante stablecoin, la USDT di Tether.

Ebbene sì, quasi nessuno lo sa ma Tether è italiana.
Il mitico Giancarlo inventò la sua valuta addirittura nel 2014, nel disinteresse generale, emessa da una società con sede a Hong Kong, promettendo di conservare tutti i dollari con cui gli acquirenti avevano acquistato i suoi USDT in un posto sicuro in modo da avere una riserva del 100%, (a differenza del sistema bancario che invece usa una riserva frazionaria cioè conserva solo una parte del denaro ricevuto prestandone il resto).
In teoria quindi Tether non può fallire perché in ogni momento ha riserve necessarie a rimborsare tutto il capitale conferitogli. Il modello di business all’inizio non era chiaro a molti perché non si capiva cosa Devasini ci guadagnasse ma ben presto le cose si chiarirono: Tether comperava con quel denaro Titoli di Stato americano e incassava gli interessi.

Dei 158 miliardi $ affidati a Tether a metà 2024, 98 miliardi sono investiti in Treasury Bills che fruttano interessi al 4-5%, 5 miliardi sono in Bitcoin, il resto è in oro e altri beni reali. Si detiene anche del cash per 5 miliardi per soddisfare eventuali richieste di liquidità immediata. A prima vista sembrerebbe un business modesto se non ci si rende conto del vero trucco: la svalutazione continua del dollaro. Dal 2014 il dollaro si è svalutato del 25%, cioè un dollaro del 2014 vale oggi 0,75 dollari.
Se con quei dollari un attento gestore comperava beni reali, che invece mantengono il loro valore nel tempo, ecco comparire dal nulla un guadagno del 25% denominato in dollari (anzi del 33% in termini di dollari di oggi: 0,25/0,75=0,33).
E questo senza considerare la sovra-performance dell’oro che si è rivalutato da 1250 dollari nel 2014 a circa 3000 dollari di oggi, cioè del 140%.

Il risultato di questo modello di business è che Tether ha guadagnato nel 2024 ben 13 miliardi di dollari (un fantastico 8% sul capitale gestito) e ha reso Devasini, che possiede ancora il 47% della società, il 266° uomo più ricco del mondo e il quarto d’Italia. Forbes stima il suo patrimonio in 9,2 miliardi di dollari nel 2024, davanti a Piero Ferrari, frutto di un dividendo di Tether nel solo 2024 di 2,25 miliardi. In realtà, per tutto quello che si è detto, il valore che oggi può avere il suo 47% della società Tether è di molto superiore.

Questi incredibili risultati hanno scatenato la reazione della finanza mainstream che ha accusato Tether delle peggiori nefandezze. Già nel 2021 dovette pagare una multa di 41 milioni di dollari alla Commodity Futures Trading Commission per l’accusa di non detenere le riserve al 100% come promesso (perché Thether non ha la licenza bancaria e non può usare quindi la riserva frazionaria). L’accusa, oltre ad essere infondata, era quindi basata sul solito algoritmo: ‘Noi possiamo e tu no’. Nel 2021 Tether è stata addirittura obbligata a non operare più con i residenti di New York.
Ma la solidità del modello di business e l’abilità dei suoi capi ha fatto superare ogni difficoltà. Dal 2023 a capo di Tether c’è Paolo Ardoino, un altro italiano. nato in provincia di Savona, appena quarantenne e fido scudiero del grande Giancarlo che ha di recente dichiarato che le pressioni regolamentari subite sono state ‘un vero inferno’.
Ma oggi il vento è cambiato e al potere in America c’è Trump e speriamo che la incontestata abilità dei leader permetta di costruire un buon rapporto con la nuova amministrazione, cosa che porterebbe alla definitiva consacrazione dell’imprenditore italiano.

Ma Giancarlo Devasini non ha proprio alcun difetto?
Beh, uno ce l’ha, è un tifoso della Juventus. Proprio un mese fa Tether Investments ha acquistato una quota consistente della Juventus (c’è chi dice il 5% ma noi propenderemmo per l’8%). Chi voglia scommettere su una vittoria del prossimo scudetto può farlo rischiando poco.

Devasini, noto agli intimi come Merlin, cioè Mago Merlino, vive a Lugano e soffre di una riservatezza maniacale (più che giustificata) , così come un altro grande italiano che stupì il mondo, Guglielmo Marconi, che era analogamente noto come ‘The Magician’.

Caro Giancarlo, non prendertela se StoriaSegreta inizia a parlare di te. Sarebbe successo comunque perché è inevitabile dopo che Trump ha lanciato la sua stablecoin a imitazione della italianissima Tether.
Ti rammento una frase dell’altro Mago, il tuo predecessore Marconi, che era riservato quanto te, da lui pronunciata in ricordo degli esperimenti di Stonehenge sulla radio il 2 settembre 1896: ‘Quel giorno la calma della mia vita ebbe fine’.
Ieri per te era quel giorno.

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