
Mercoledì 14 maggio 2025, all’interno della fiera dedicata all’intelligenza artificiale di Milano, AI Week, il ceo di Tether Paolo Ardoino, la stablecoin fondata da Giancarlo Devasini, ha sganciato una vera e propria notizia bomba: il lancio di una piattaforma di sviluppo dell’intelligenza artificiale decentralizzata, detta Qvac.
Se il progetto decollerà il mondo non sarà più quello di prima. Per citare le parole di Ardoino, Qvac «promette di rivoluzionare il panorama dell’AI su scala globale… porterà nel settore dell’intelligenza artificiale la stessa rivoluzione che Tether ha portato nella finanza tradizionale».
Per sapere cos’è la stablecoin italiana Tether, la leader del settore, e chi sono Paolo Ardoino e Giancarlo Devasini si faccia riferimento a un nostro precedente articolo (https://storiasegreta.com/2025/03/28/finalmente-trump-e-allattacco/).
In ogni caso, per i non addetti ai lavori, può non essere immediatamente comprensibile l’enorme rivoluzione insita nella nascita di AI decentralizzate, se mai ciò risultasse possibile.
Qvac infatti si contrappone radicalmente alla AI come noi l’abbiamo fino ad oggi conosciuta, basata su cloud centralizzati, mega-computer e mega-repository che consumano enormi quantità di energia, perché promuove «la libertà e la sovranità individuale» e ripensa completamente l’approccio culturale all’intelligenza artificiale.
In cosa consiste tale ripensamento, secondo Ardoino?
In primo luogo l’AI dovrà essere ‘locale’ cioè l’inferenza e l’apprendimento devono avvenire direttamente sul dispositivo, garantendo privacy e velocità dei sistemi.
In questo modo ‘i dati apparterranno agli utenti’ e non lasceranno il dispositivo senza il consenso del proprietario.
In ultimo l’AI sarà ‘programmabile con facilità e non avrà necessità di nessun tipo di permesso’.

Il software di Ardoino e Devasini, che si chiama Software Development Kit (SDK), permetterà a qualunque sviluppatore di costruire applicazioni di AI senza limitazioni, disponibili in locale.
Chiunque potrà sviluppare agenti AI autonomi, inarrestabili da intermediari, liberi da controlli e dalla centralizzazione dei sistemi, ed eseguirli su qualsiasi dispositivo. Non vi è quindi nessuna necessità di connettersi a cloud, controllati e controllabili da chissachi.
L’architettura peer-to-peer di Qvac produrrà una scalabilità virtualmente infinita, con agenti autonomi che collaborano in una rete distribuita senza gatekeeper. Ardoino ha definito questa molteplicità di agenti «uno sciame universale».
Cercando di tradurre in termini più accessibili qual è il cuore del problema ci permettiamo di raccontare un aneddoto personale.
Tempo fa chiedemmo a Chatgpt chi aveva vinto lo scudetto nel 1964. L’ambiguità nella formulazione della domanda era voluta (scudetto di cosa?).
La cosiddetta intelligenza artificiale ci rispose: l’Inter, con grande vantaggio sulla seconda (per chi non credesse a una simile nefandezza alleghiamo lo screenshot).

Ricoprimmo allora la cosiddetta AI di contumelie e insulti vari perché lo scudetto nel 1964 lo vinse il Bologna, in una storica, e finora unica, partita di spareggio con l’Inter.
Il giorno dopo rifacemmo la stessa domanda e Chatgpt ci rispose correttamente, il programma aveva imparato dalla nostra risposta.
Al di là della insostenibile figuraccia della cosiddetta intelligenza artificiale, chiunque può capire che il valore insito nella risposta non era dovuto alla AI ma nella nostra, per altro offensiva, risposta.
Qui stava la sapienza e l’AI se ne era solo appropriata gratis.
Per quale ragione dovremmo regalare la nostra sapienza a Chatgpt?
Se possiamo costruirci un nostro repository locale di conoscenze, la nostra sapienza resta in capo a noi stessi e Chatgpt continuerà ad avere le sue stravaganti ‘allucinazioni’ sui campionati di calcio.
Il ‘valore’ resterà quindi di nostra proprietà (in effetti da quel momento, abbiamo smesso di correggere la cosiddetta AI quando ci dà risposte sbagliate, lasciandola nella sua crassa ignoranza).
Il software di Ardoino e Devasini promette di costruire i propri repository di conoscenze in locale ma non solo. In questo modo si smaschera l’inganno insito nelle parole ‘Intelligenza Artificiale’ che si riduce a quello che è realmente: niente altro che un chat bot, un modello di linguaggio umano che ci permette di rivolgersi al computer come a un essere umano, perché non siamo più noi a dover imparare il suo linguaggio ma, finalmente, è lui ad avere imparato il nostro.
La cosiddetta AI si rivela quindi essere solamente un traduttore automatico, una interfaccia.
Quello che sta dietro non è altro che la sapienza umana, spacciata per artificiale quando non lo è affatto.
La cosiddetta AI quando prova a darci una sua supposta elaborazione concettuale, semplicemente, delira e il suo grado di affidabilità si riduce a zero.
Facciamo un altro esempio basato su Grok, l’AI di Elon Musk (che è comunque molto meglio di Chatgpt perché almeno sapeva chi aveva vinto il campionato del 1964).
Alla domanda ‘Siamo mai stati sulla Luna?’ Grok ha risposto, con la tipica arroganza delle AI, con una specie di pantomima della versione dominante del mainstream:
‘Sì, l’umanità è stata sulla Luna… esistono prove concrete; rocce lunari riportate sulla Terra, fotografie, video, dati scientifici e testimonianze… inclusi studi di immagini ad alta definizione scattate da sonde moderne che mostrano i siti di atterraggio’.
Risposta patetica che, da sola, sarebbe tale da screditare in toto il termine ‘Intelligenza Artificiale’ (per chi non credesse a tale pochezza alleghiamo anche qui lo screenshot) perché non fa altro che promulgare, come verità rivelata, la posizione politica della fazione dominante.

Ebbene con il software decentralizzato di Ardoino e Devasini chiunque potrà costruirsi la propria AI e dare una risposta un po’ meno ridicola.
Ad esempio: ‘Che l’umanità sia stata sulla Luna è cosa altamente controversa… non esistono prove concrete, le rocce lunari riportate sulla Terra si sono rivelate essere di lignite quando non sono andate perse da chi doveva custodirle, le fotografie e i video sono palesemente falsi, neppure troppo ben realizzati, le testimonianze dei viaggi interplenetari sono quanto meno imbarazzanti… Non esistono immagini ad alta risoluzione che comprovino alcunché (questa frase apparentemente risolutiva se l’era infatti inventata Grok di sana pianta, n.d.r.)’.
Insomma la nascita di molte ‘Intelligenze Artificiali’, locali e decentralizzate, con opinioni diverse su molte cose, costituisce un colpo mortale alla narrazione dominante che doveva venderci il nuovo paradigma di una AI semi-divina, di certo molto più intelligente di noi umani, basata su grandi computer centralizzati, e a cui demandare ciecamente funzioni di gestione e controllo sulla umanità perché ‘noi poveracci non ci possiamo arrivare’.
Non solo l’Intelligenza Artificiale si rivela essere strutturalmente ‘cretina’ come un qualunque computer e una qualunque macchina (d’altra parte come non definire cretina una ‘intelligenza’ che non sa che il Bologna ha vinto lo scudetto nel 1964?) ma la sua decentralizzazione permetterà una sana concorrenza tra AI, senza più il timore di un Grande Fratello che tutto sa e tutto controlla.
E, dulcis in fundo, la sua collocazione su un dispositivo in possesso dell’utente finale ne impedirà la manipolazione da parte di estranei e ne manterrà la proprietà in capo a quell’essere umano che quella ‘Intelligenza’ ha creato.
E comunque non illudetevi: la ‘nostra’ intelligenza artificiale sarà sempre molto più intelligente della ‘vostra’, soprattutto se appartenete alla genia di Davos e dei suoi disperati epigoni.
Perché l’Italia, un piccolo paese ai margini del mondo, con i suoi geni Devasini e Ardoino, ha prima inferto un colpo mortale ai banchieri che dominano il mondo con le loro monete stampate dal nulla, creando la stablecoin Tether, e adesso sta distruggendo il potere informatico di quei pochi che volevano accentrare su di sé le conoscenze del pianeta, creando delle AI decentralizzate.
Questa sarà la vera rivoluzione.