Elia Liut, il Condor delle Ande

Elia_Antonio_Liut_aviatorElia Liut, aviatore friulano completamente sconosciuto in Italia, è invece un eroe nazionale dell’Ecuador. Riuscì infatti, con le sue spericolate trasvolate, a istituire il servizio postale aereo della nazione.
Il 4 novembre 1920 attraversò le Ande ecuadoriane, tra Guayaquil a Cuenca, con il suo Macchi Hanriot HD.1 da 130 CV, superando una cima di 3700 metri. Da lì a poco il suo aereo completò il servizio postale con una trasvolata da Cuenca a Riobamba, con alla guida il suo fidato amico pilota Guicciardi, che arrivò semi-congelato avendo superato il Bueran, alto 3806 metri e, il 28 novembre,  da Riobamba a Quito, la capitale del paese che lo accolse festante.
Il governo ecuadoriano lo nominò immediatamente a capo della neo-costituita Scuola di Aviazione Militare. La folla che accompagnava i suoi voli e le sue acrobazie lo considerò subito un eroe nazionale e lo soprannominò ‘Il Condor delle Ande‘ perché solo il condor poteva volare a quelle altezze.

Ma chi era Elia Liut?

Era nato il 6 marzo 1894 a Fiume Veneto (in provincia di Pordenone, da non confondere con la più famosa Fiume istriana) da Felice Liut e Teresa Giusti, una famiglia di origini modeste. All’età di dieci anni la sua famiglia era emigrata in Argentina dove era rimasta per sette anni. Tornato in Italia nel 1911 fece il servizio militare come componente della banda del 1° Reggimento di fanteria, perché conosceva bene la musica grazie ad uno zio violinista. Con l’entrata in guerra fece però domanda di entrare nell’aviazione. Fu promosso immediatamente sergente per la sua abilità innata nel volare. Abbatté diversi palloni aerostatici austriaci, un aereo e fu decorato con la Croce di Guerra al Valor Militare.

Alla fine della guerra il governo, per ricompensarlo del suo operato, gli regalò un aereo che fu la base delle sue successive imprese (gli aerei furono regalati anche ad altri assi della prima guerra mondiale come, ad esempio, Cosimo Rennella che si trasferì anch’egli in Sud America).
Ma alla fine della guerra dalla “vittoria mutilata” i valorosi piloti italiani vennero abbandonati al loro destino. Liut si arrangiava partecipando agli spettacoli di voli acrobatici e lavorando, per un certo periodo, come collaudatore per l’ingegner aeronautico Alessandro Marchetti. Nel dicembre del 1919 conquistò addirittura il record mondiale di velocità (a 274 km/h) nei pressi di Pisa, record che però non fu omologato per la mancanza dei cronometristi FAI. Divenne infine istruttore di acrobazia aerea a Roma.

Ma si trattava di ben poca cosa per uno degli “Assi” dell’aviazione che tanti successi avevano mietuto in guerra. La grande fama dei piloti italiani era dovuta al fatto che avevano abbattuto 643 aerei austriaci perdendone solo 128.
Finita la guerra, abbandonati da tutti, i piloti italiani erano pronti ad accettare qualunque offerta pur di uscire dalla mediocrità che li attanagliava.
Il Sud America in particolare era molto interessato ad avvalersi della loro esperienza perché là l’aviazione stava nascendo proprio in quegli anni. Fu così che, oltre a Liut, il Conte Giannino Ancillotto, medaglia d’oro al valor militare, che aveva abbattuto ben 11 aerei nemici, la medaglia d’argento Cosimo Rennella, che ne aveva abbattuti 7, l’amico di Liut, Ferruccio Guicciardi, medaglia di bronzo, si trasferirono tutti in Sud America.

Nel marzo 1920 il console ecuadoriano a Roma Miguel Valverde assistette ad una esibizione di Liut e lo invitò a trasferirsi in Ecuador per istruire i piloti locali. Il governo ecuadoriano in realtà non promosse particolarmente l’iniziativa che fu invece portata avanti da Josè Abel Castillo, Gran Maestro della Loggia Massonica dell’Ecuador, fratello di Loggia del console Valverde. Egli era il proprietario di un quotidiano, ‘il Telegrafo’, a Guayaquil che voleva distribuire in tutto il paese.
Castillo acquistò l’areo di Liut (il glorioso Macchi Hanriot HD.1 in foto) Hanriot_HD-1_1919e  lo battezzò “Il Telegrafo” dal nome del giornale di sua proprietà. Forte del suo potere mediatico e delle sue poderoso connessioni massoniche organizzò una promozione mirabile dell’evento di attraversamento della Ande.
Il successo dell’impresa, che in pochissimi mesi creò il servizio postale aereo dell’Ecuador, consegnò Liut immediatamente all’olimpo degli eroi del paese. Erano bastati l’aereo ricevuto in regalo dall’Italia e la sua audacia.

Liut si stabilì in Ecuador e sposò una ricca vedova locale. Visse onorato, come direttore della scuola di aviazione nazionale, superò alcuni fallimenti economici dovuti alle sue scarse capacità negli affari e morì il 9 maggio 1952 a Quito. Fu sepolto con un funerale di stato e gli fu dedicato un monumento.
Era rimasto in rapporti con l’Italia, dove tornò con la moglie. Allo scoppio della seconda guerra mondiale aveva fatto addirittura richiesta per tornare a volare nell’Aviazione Italiana, cose che gli fu rifiutata per limiti di età.
A metà degli anni cinquanta Il comune di Fiume Veneto gli dedicò una lapide posta sulla sua casa natale su cui è scritto:

In questa casa
visse la sua pensosa adolescenza
Elia Antonio Liu fu Felice
antesignano e maestro del volo
valoroso aquilotto della guerra vittoriosa
primo audace trasvolatore delle Ande
emerito fondatore dell’aeronautica dell’Ecuatore
lustro e vanto del paese natio
morto a Quito con gli onori del trionfo.
Con memore affettuoso orgoglio
i suoi concittadini.

I compagni d’avventura di Liut ebbero destini diversificati. Il conte Ancillotto, partito nel 1920 con la stessa nave di Liut, il piroscafo “Bologna”, proseguì fino in Perù. Lì, il 2 maggio del 1921, compì l’atterraggio alla più alta quota mai raggiunta (4330 metri) nella città di Cerro de Pasco. Si recò poi in Somalia e infine tornò in Italia trovò trovò la morte, per un crudele scherzo del destino, in un incidente stradale nel 1924.
Ferruccio Guicciardi, dopo l’epica traversata delle Ande con Liut, si trasferì in Colombia dove continuò a pilotare per l’Aviazione colombiana fino alla morte nel 1947.
Cosimo Rennella fu quello con il percorso più avventuroso. Nato a Napoli nel 1890, ma trasferitosi in Ecuador a due anni con la famiglia, fu rimandato in Italia con una borsa di studio per imparare a guidare gli aerei civili. Conseguito il brevetto come pilota civile nel 1912 tornò in Ecuador con due piccoli aerei, i primi degni di questo nome della nazione di fatto fu il creatore del rapporto privilegiato del paese con l’Italia. Cercò poi di mettere a servizio di molti stati sudamericani la sua abilità, in Costa Rica, Perù, Cile e Messico ma allo scoppio della guerra fu richiamato in Italia. Si distinse abbattendo diversi aerei nemici e, alla fine della guerra, ricevette la medaglia d’argento e, anch’egli, un Macchi Hanriot HD.1 in regalo.
Nel 1920, comperato anche un Caudron G.3., si trasferì dall’Italia non in Ecuador ma in Venezuela, con un contratto per fare esibizioni, entusiasmando le folle. Fece il primo volo postale del Venezuela e il capo dello Stato lo incaricò di organizzare l’armata aerea venezuelana, comperando i due suoi aerei. Nel 1924 venne richiamato in Ecuador dal nuovo presidente della Repubblica Gonzalo Cordova dove si unì a Liut. Morì a Quito nel 1937 per una broncopolmonite.

Su Elia Liut esiste una biografia romanzata in spagnolo: “Louis Zuniga, Un as de alto vuelo”. Quito, 2010.
Per le gesta di questi eroi dimenticati si può vedere, se lo si trova usato: “Fiorenzo Longhi, Piloti ed aerei italiani dal Pacifico alle Ande”. Nonostante sia un libro relativamente recente spunta su internet delle quotazioni tra i 100 e i 150 euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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