L’arma che distrugge le armi

Il 10 aprile 2014, in acque neutrali del Mar Nero,  il cacciatorpediniere americano Donald Cook fu letteralmente paralizzato da un congegno russo di guerra elettronica montato su un aereo Sukoy.

Il Donald Cook montava il più nuovo e sofisticato sistema AEGIS, che controllava tutto lo spazio circostante e gestiva 96 missili Tomahawk a testata nucleare e 50 missili antiaerei. Nessuna nave al mondo possedeva quell’incredibile concentrato di tecnologie. L’orgoglio della marina americana era lungo 150 metri , aveva 200 uomini di equipaggio e aveva quasi 10.000 km di autonomia.

Ma, quando un Sukhoy Su 24 Fencer, con una curiosa ‘gondola’ sotto la pancia, si avvicinò a meno di un chilometro tutto smise di funzionare: motori, radar, computer, sistemi di lancio, sistemi di difesa antiaerea. Tutto. Per ben 12 volte l’aereo russo simulò un attacco passando a pochi metri dalla tolda della nave, aggiungendo al danno la beffa.
La nave dovette essere rimorchiata in un porto rumeno dove 27 membri dell’equipaggio diedero le dimissioni dalla Marina, compreso il comandante Scott Jones.

L’incidente fu un vero shock per la Marina americana.
Il Donald Cook incrociava nel Mar Nero perché, il 17 marzo 2014, il Parlamento della Crimea aveva dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina e chiesto di aderire alla Russia. Era pronto ad ogni evenienza, anche a lanciare i suoi missili nucleari. Ma dovette immediatamente ritornare alla sua base di Rota, in Spagna, per urgenti adeguamenti. Il comandane Scott Jones fu sostituito da Charles Hampton.

La “guerra elettronica” russa aveva vinto. Nessuna nave americana entrò più nel Mar Nero e la Crimea transitò serenamente dall’Ucraina alla federazione russa. Fonti anonime russe dichiararono: “Non c’è bisogno di avere costose armi per vincere, è sufficiente il radio-electronic jamming”. Cioè un’emissione di particolari onde elettromagnetiche che bloccano le armi altrui.

Era questa l’arma che distrugge le armi profetizzata da Giovanni XXIII?
‘Uomo di Boston, grazie a te e al tuo sogno deriso, l’arma terribile sarà inoffensiva. E i mali curerà l’energia. Nelle carte del sotterraneo di ferro di Wherner, segrete sempre, la risposta… Il tempo non è quello che conosciamo. Il segreto dell’arma che distrugge le armi… Tempo di pace allora’. (vedi Pier Carpi. Le profezie di Papa Giovanni. Ed Mediterranee. 1976, libro di difficile reperibilità. Si può trovare, usato, su internet o sui banchetti di qualche fiera. E, per una disamina di cosa potrebbe essere quest’arma, si può consultare l’appassionante romanzo di Maurizio Agostini, La Terra canta in DO. L’arma segreta di Guglielmo Marconi. 2019).

In ogni caso, effettuati i necessari miglioramenti e installate nuove schermature elettroniche, il Donald Cook tornò in pista. L’11 aprile 2016 lo ritroveremo nel Baltico. Durante una pseudo crisi delle Repubbliche baltiche, si avvicinò a meno di 100 km dall’enclave russa di Kalinigrad. Ma anche questa volta le cose non andarono bene. Avvicinato da due aerei sovietici si paralizzò una seconda volta e dovette essere rimorchiato in un porto polacco. E, anche questa volta, i Russi aggiunsero al danno la beffa, offrendo addirittura assistenza tecnica alla nave in panne.
Dell’invasione delle Repubbliche Baltiche non si senti più parlare.

Nel 2017 Oliver Stone intervistò Putin che confermò gli episodi (Oliver Stone. Oliver Stone intervista Vladimir Putin. Marsilio Ed. Venezia, 2017).

Ma ecco che, nel 2018, riparato e potenziato, il Donald Cook lasciò la base di Larnaca a Cipro per dirigersi verso Tartus, la base militare russa nel Mediterraneo. Era in corso la crisi siriana, dopo un attacco chimico attribuito ad Assad. Anche questa volta fu avvicinato da aerei russi (sembra ben 4) ma questa volta sembrò potersi ritirare in buon ordine. Non si hanno ulteriori informazioni. Ma, da lì a poco, incominciò la ritirata americana in Siria, completata nel 2019.

Mai domo, il cacciatorpediniere americano, si ripresentò nel Mar Nero nel gennaio 2019.  Approdò al porto di Odessa dove vi fu un incontro ufficiale con i vertici ucraini per poi riattraversare i Dardanelli il 19 febbraio. Non si hanno notizie di incidenti questa volta e non ci sono stati comunicati di nessun genere.

Qui la Storia ci lascia con il fiato sospeso: saranno riusciti gli americani a proteggersi dall’arma che distrugge le armi russa? O si sono semplicemente arresi?
Non resta che osservare le future peregrinazioni del ‘Donald Duck‘ americano per saperne un po’ di più.

 

 

 

 

 

 

Rispondi