L’anno che verrà

Klaus Schwab
Klaus Schwab

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Sì, qualcosa qui non va e l’elenco delle cose che non vanno è molto lungo.

Come pubblicato in questo sito in tempi non sospetti (31 dicembre 2019 qui), il 2020 sarebbe stato un anno epocale.
Si individuava allora il rischio di un collasso della finanza internazionale sulla base dell’enorme quantità di monete fiat stampate dal 1971 in poi. Nel settembre del 2019 vi era  stata una crisi del mercato bancario pronti contro termine americano che aveva richiesto un intervento di emergenza da parte della Fed e aveva, di fatto e forzatamente, segnato l’inizio del Grande Reset.

Solo un mese dopo, il 18 ottobre 2019, Bill Gates organizzò all’Hotel Pierre di New York l’Event 201, dove furono date, a chi di dovere, le istruzioni su come comportarsi quando, da lì a poche settimane sarebbe scoppiata la pandemia.

Si era infatti deciso infatti di far partire, in fretta e furia, la pandemia Covid-19, prevista originariamente qualche anno dopo (qui), proprio per salvare il mondo dal collasso di Wall Street, che sarebbe stato inevitabile in assenza di interventi traumatici.

Nonostante la fretta la macchina ha funzionato perfettamente: tutti i governi occidentali hanno seguito la stessa agenda con precisione nazista e i pochi governanti dissidenti sono stati fatti fuori senza problemi. Solo la Russia di Putin e la Bielorussia di Lukaschenko non sono state al gioco e hanno giocato una loro partita, sopravvivendo a stento alla grande ondata sanitaria.

Pandemia e lockdown hanno permesso ai nostri Signori Illuminati di ritardare il collasso finanziario e il conseguente Grande Giubileo (cioè la forzata cancellazione dei debiti), che infatti deve ancora arrivare e non si sa ancora quando arriverà.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane.

Si esce poco la sera per i continui lockdown e le limitazioni imposte a vaccinati e non vaccinati. La martellante propaganda è riuscita a convincere circa l’80% della popolazione europea e un 50% di quella americana, della ridicola narrazione pandemica, numeri più che sufficienti per imporre una dittatura sanitaria in piena regola in quasi tutto l’Occidente. Esclusa la sola Florida, dove si è rifugiato Trump.

Purtroppo però, negli ultimi giorni del 2021, la suddetta narrazione pandemica ha cominciato a mostrare la corda.
A dicembre 2020, senza vaccini, vi erano in Italia circa 10.000 casi al giorno di Covid-19. A fine dicembre 2021, dopo avere vaccinato quasi il 90% della popolazione, i casi erano 130.000. Anche i bambini stanno ormai cominciando a comprendere che i vaccini non servono a fermare l’epidemia. Nella migliore delle ipotesi non servono a niente, nella peggiore sono veleni mortali.
Era quindi urgente trovare una nuova narrazione per prolungare l’emergenza e la conseguente dittatura, in quanto le elite hanno ancora bisogno di tempo per far ricadere integralmente sui popoli il collasso finanziario e non hanno ancora trovato un accordo completo al loro interno.

Questa volta si è scelta una crisi energetica: la nuova emergenza sarà fondata sulla mancanza di gas ed elettricità.

I ‘sacchi di sabbia vicino alla finestra’ profeticamente descritti dall’indimenticabile Lucio Dalla, che sapeva evidentemente tutto, serviranno a tamponare gli spifferi gelati nelle case europee senza riscaldamento.

Sono state organizzate azioni, fin dall’estate scorsa, per provocare una serie di razionamenti e di blackout a partire da gennaio 2022. Per essere precisi la Cina ha avuto i suoi problemi già a ottobre, il Kosovo ha già razionato l’energia elettrica da dicembre, Albania e Spagna hanno già varato le esercitazioni per gestire lo stato di emergenza sempre da dicembre 2021. Ma sono dettagli marginali. La grossa crisi è programmata per la fine di gennaio circa, più o meno in concomitanza con l’elezione del Presidente della Repubblica Italiana.

Le principali azioni implementate sono state le seguenti: mancato riempimento degli stoccaggi di metano in estate (qui), messa in manutenzione di una ventina di centrali nucleari in Francia, chiusura delle residue centrali nucleari tedesche, mancato allacciamento del gasdotto Nordstream2.

Ciò dovrebbe assicurare una scarsità di energia già da metà gennaio 2022 in tutta Europa. L’Italia, forte di una qualche autonomia del proprio managment, è il paese messo meglio. Le nostre scorte sono sufficienti per un inverno non freddissimo e in più abbiamo terminato il nuovo gasdotto dall’Azerbaijan. Se potessimo guardare solo a noi stessi quindi non avremmo soverchi problemi. Saremmo anche in grado di sostituire (parzialmente) le importazioni di elettricità nucleare dalla Francia che dovessero eventualmente mancare, avendo capacità disponibile sulle turbogas.
Ma difficilmente ci lasceranno pensare solo a noi stessi.

Si darà la colpa della crisi a Putin, dando così una lezione all’orso russo che ‘ha chiuso i rubinetti’.
La realtà naturalmente è stata l’esatto opposto: i russi hanno attivamente operato per evitare il collasso dell’Europa Occidentale e per acquietare i venti di guerra in Ucraina, sbocco finale dei blackout europei, e non hanno affatto chiuso i rubinetti.
Ma la potenza mediatica e la censura totale sulla informazione libera assicurano che le masse crederanno ancora una volta alla demenziale narrazione ufficiale, senza avere dubbio alcuno.

Prima che i popoli capiscano la gravità della situazione ci vorrà qualche tempo, il tempo necessario per gestire quel collasso della economia reale dell’Europa tanto desiderato.
Se mancherà il gas e/o l’elettricità ovviamente le industrie si fermeranno. I cittadini resteranno al freddo, sia per mancanza di gas ma anche per mancanza di energia elettrica (perché si fermano bruciatore e pompe che sono elettrici, anche se molti non lo sanno ancora). I due black-out sono quindi sinergici.

Inoltre se mancherà l’energia elettrica non funzioneranno più neanche i bancomat. La misura dal governo italiano di ridurre i pagamenti in contanti sotto i 1000 €, presa a fine dicembre, è infatti propedeutica a impedire al popolo italiano di avere in tasca il contante, per renderlo più ‘sensibile’ al blocco delle transazioni elettroniche.

Tutto ciò raffredderà le spinte inflattive, presenti già dall’autunno 2021 (inflazione significa fuga da Wall Street con conseguente inevitabile crollo) e dovrebbe poter rimandare ancora di un poco il redde rationem.

È pur vero che la Fed ha già annunciato la fine del Quantitative Easing e l’aumento dei tassi per la primavera, che porteranno al calo borsistico, ma restano ancora diversi mesi di tempo per regolare i conti.

In ogni caso la crisi di metano ed elettricità non comporterà una totale paralisi del sistema perché carbone e petrolio sono più difficili da bloccare. Uno dei motivi per cui si vogliono spingere così tanto le auto elettriche, invece delle ibride che sarebbero molto più razionali, è proprio per impedire gli spostamenti in caso di black-out. Ogni rivoluzione, per non dire ogni dissenso, sarebbe impossibile senza potersi neppure muovere.

La catena alimentare, anche in carenza di gas ed elettricità, potrebbe continuare a funzionare a causa delle scorte di gasolio e benzina ma anche i camioncini di Amazon potrebbero continuare a consegnare. Potrebbe anche essere quindi che il popolo riesca ancora a mangiare e ad approvvigionarsi del minimo indispensabile, anche in mancanza di gas ed elettricità.

Per bloccare totalmente anche questi ultimi residui di sopravvivenza è necessario fare di più, cioè organizzare un attacco informatico sistemico, perché oggi nessuna logistica può funzionare senza computer.

Sarà il colpo da maestro, la terza emergenza. Non si è ancora deciso quando partirà anche se il 9 luglio 2021 si è tenuto il solito convegno internazionale per coordinare i comportamenti dei governi, dei media e degli altri attori di fronte all’attacco informatico che verrà (Cyberg Polygon).

Il cyber-attack segnerà anche il definitivo de profundis per i bancomat, lo streaming televisivo, e le comunicazioni via internet e darà il via alla espulsione dal web dei soggetti ‘non identificati’ (cioè di quelli sgraditi) che saranno impossibilitati ad accedervi, privati come saranno di una identità digitale. La scusa sarà che è necessaria una identità digitale ‘forte’ per bloccare gli hacker che avrebbero causato il cyber attacco. Ovviamente il cyber-attack non arriverà dagli hacker o dai russi o dai cinesi ma dal cuore stesso del sistema.

Si starà quindi senza parlare intere settimane e a quelli che non hanno niente da dire di tempo ne avranno a iosa. Ma ci dovevano pensare prima invece di stendersi a tappetino, glorificando via via i provvedimenti sempre più punitivi dalla dittatura imperante.

La propaganda di regime sarà però tutelata e continuerà, a reti unificate e al massimo volume di idiozia, a urlare le sue vomitanti fake news:

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
E si farà l’amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,

Quanto saranno credibili le patetiche promesse del regime per le masse ammalate, infreddolite, affamante e rinchiuse in casa non lo possiamo sapere ma questo non sarà un grande problema perché:

senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Lo scenario terrorizzante profetizzato da Lucio Dalla, che aveva profondi agganci negli Ordini Superiori e che quindi non parlava a vanvera, è davvero inevitabile?

Chi vuole a tutti i costi aggrapparsi ad un filo di speranza può esaminare alcuni fatti curiosi che indicano una forte divisione all’interno delle elite dominanti.

Come al solito la speranza viene dall’America, almeno da una certa America. Ad esempio sono partite una decina di navi metaniere per portare soccorso alla Germania priva di gas.
Data l’accurata programmazione della carenza di metano da parte degli oligarchi europei ciò significa che non tutti negli USA sono d’accordo sul forzare così tanto la situazione.

Un altro fatto curioso è che la stampa dei Rothschild e degli Elkan (Financial Times e Economist) sta sparando a zero contro l’elezione di Draghi alla presidenza della Repubblica. Ciò è molto strano perché è noto da tempo che questo era l’obiettivo finale della finanza che Draghi rappresenta.
La Presidenza italiana per ben sette anni, senza che alcuna elezione possa farci nulla e con poteri che, nella Costituzione de facto attuale, sono elevatissimi permetterebbero a Draghi e ai suoi il controllo completo del paese. Basti pensare alla possibilità che ha il Presidente di rinviare alle camere una legge che gli è sgradita o alla protezione assoluta da ogni critica che gli conferisce l’art. 278 cp (vilipendio del Capo dello Stato, da uno a cinque anni di reclusione).

Restare invece a capo di un governo inviso ormai quasi a tutti (tra qualche mese inviso a tutti) vuol dire condannarlo a fare la fine di Monti.

Perché quindi questo dissidio?
Può essere che la finanza europea voglia condannare l’Italia alla guerra civile e che invece quella americana preferisca mantenersela quale testa di ponte fedele nel turbolento agone europeo?

La frattura tra la finanza europea dei Rothschild e quella americana dei Rochefeller e della Goldman Sachs (che Draghi rappresenta anche se molti pensano diversamente sbagliando, qui) potrebbe essere foriera di positivi sviluppi per i cittadini italiani, perché in una grande confusione sotto il cielo si possono anche aprire spazi di libertà.

Ma potrebbe anche essere in realtà un semplice risposta a un qualche sgarbo senza alcuna conseguenza importante. Klaus Schwab si è recato a Palazzo Chigi per incontrare Draghi il 22 novembre 2021, non si sa perché, segno che forse si tratta di qualcosa di più di una banale incomprensione.

I partiti italiani si sono schierati immediatamente con la finanza europea e quindi contro l’elezione al colle di Draghi, ma essi contano come il due di picche quando briscola è bastoni e quindi non fanno parte degli attori in campo, anche se, formalmente, spetterebbe a loro l’elezione del Capo dello Stato.

Si prospetta insomma un mese di gennaio piuttosto interessante per i destini del nostro disgraziato paese, con alcune milestone di grande interesse, a partire dal grande Blackout e dall’elezione del Presidente della Repubblica. E in attesa dell’imponente Cyber-attack, il colpo del knockout.

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