Il naufragio del Titan: l’incredibile profezia

Nel 1898 un autore di romanzi semisconosciuto, Morgan Robertson, scrisse un romanzo breve che non ebbe alcun successo. Si intitolava The Wreck of Titan (Il naufragio del Titan). Di recente il volumetto originale ha spuntato in un asta a Londra il notevole prezzo di 7.000 sterline.
Perché? Cercatelo qui.

Nel libro si narrava di un transatlantico, il più grande mai costruito, il Titan, l’inaffondabile, che in una notte di aprile aveva incontrato un iceberg ed era, inopinatamente, affondato. Ecco cosa scriveva Robertson nella traduzione letterale:
‘‘Il Titan era la più grande imbarcazione di tutti i tempi… le porte dei 19 compartimenti stagni potevano essere chiuse in mezzo minuto ruotando una leva e si chiudevano anche automaticamente in presenza di acqua. Con nove compartimenti allagati la nave galleggiava ancora e quindi nessun incidente conosciuto del mare avrebbe potuto affondarlo. Il piroscafo Titan era considerato praticamente inaffondabile…
Era lungo 800 piedi, 70.000 tonnellate di stazza, 75.000 cavalli e nel suo viaggio di prova aveva viaggiato a 25 nodi. In breve era una città galleggiante che conteneva, all’interno delle sue mura d’acciaio, tutto ciò che rende la vita piacevole. Inaffondabile, indistruttibile, portava con sé solo le scialuppe necessarie a rispettare la legge. Esse erano 24 e potevano contenere 500 persone. Non aveva zattere di salvataggio sufficienti, inutili e ingombranti ma, solo perché la legge lo richiedeva, ognuno dei tremila letti dei passeggeri conteneva un giubbotto salvagente in sughero. Vi erano in sovrappiù una ventina di grandi boe galleggianti circolari…Nel caso di collisione con un iceberg, l’unica cosa in mare che Titan non poteva sovrastare, la prua si sarebbe sollevata solo di pochi piedi più in alto, cosicché, al massimo, solo tre compartimenti si sarebbero allagati, il che non ne avrebbe compromesso la galleggiabilità’.

Il 15 aprile 1912, quattordici anni dopo, affondò nell’Atlantico del Nord un vero transatlantico, il Titanic. Robertson aveva previsto il disastro con una incredibile precisione. Identici i nomi dei due transatlantici (Titanic e Titan), identica la definizione che ne era data (practically unsinkable, praticamente inaffondabili per entrambi). Identico il mese dell’accaduto (aprile senza ulteriori specifiche per il Titan, nella notte tra il 14 e il 15 aprile per il Titanic). I passeggeri del Titanic erano in realtà 2.223 e se ne salvarono 706. Nel romanzo i passeggeri erano 2.000 e se ne salvarono solo 13 (Robertson non aveva invece previsto la radio di Marconi a cui furono dovuti i salvataggi altrimenti ci avrebbe preso anche in questo). Identiche anche la modalità dell’impatto: se il Titanic avesse preso l’iceberg di prua non sarebbe affondato, perché era progettato per continuare a galleggiare con gli scompartimenti di prua allagati. Affondò perché prese l’iceberg di lato, sulla fiancata destra. Robertson descrisse l’impatto con le stesse modalità: anche il Titan era progettato per non affondare con un impatto di prua ma fu colpito di lato, proprio sulla fiancata destra. Incredibilmente simili anche i parametri tecnici: il Titan era lungo 800 piedi (il Titanic 882), stazzava 70.000 tonnellate (il Titanic 66.000), viaggiavano entrambi a 25 nodi. Incredibile anche la quasi corrispondenza del numero dei compartimenti stagni, con porte che si chiudevano automaticamente: 19 nel Titan, 16 nel Titanic che poteva galleggiare anche se 4 fossero stati allagati (se ne allagarono 5 infatti e la nave affondò). Il Titan in questo era migliore: poteva galleggiare con 9 compartimenti allagati. Portavano quasi lo stesso numero di scialuppe: 24 il Titan, 20 il Titanic ma quelle del Titanic erano leggermente più grandi. Il Titan poteva imbarcare sulle scialuppe 500 persone, nel Titanic furono 700. Può sembrare incredibile ma all’epoca non vi erano leggi che obbligassero le navi ad avere un numero di scialuppe sufficiente per tutti. I costruttori erano contrari per motivi di costi e di pesi ed erano riusciti a boicottare varie proposte di legge. Solo dopo il disastro del Titanic tali proposte di legge furono approvate. È vero che vi erano salvagenti per tutti (sia nel Titan che nel Titanic) ma questo era solo uno specchietto per le allodole: nelle gelide acque dell’Atlantico del nord un uomo poteva resistere al massimo 10 minuti prima di morire assiderato.

Le uniche discrepanze tra fantasia e realtà furono:
1) Nel romanzo, l’affondamento avvenne sulla rotta New York-Gran Bretagna mentre, nella realtà, avvenne su quella opposta, tra la Gran Bretagna e New York. Per il Titan non era il viaggio inaugurale, per il Titanic sì.
2) Il numero dei morti fu inferiore al romanzo grazie al marconista del Titanic che rimase eroicamente al suo posto per lanciare nell’etere il suo disperato S.O.S. Il segnale fu percepito nella notte da una nave di passaggio, il Carpathia, che riuscì ad arrivare in tempo per salvare le donne e i bambini a bordo delle scialuppe. Altrimenti Robertson ci avrebbe preso anche lì: sarebbero morti tutti. C’era un’altro mercantile nei paraggi ma non aveva la radio. Se l’avesse avuto forse si sarebbero salvati tutti. Di fatto dopo il Titanic la radio di Marconi divenne obbligatoria sulle grandi navi.
3) Nel romanzo c’era la nebbia mentre, nel caso reale, c’era visibilità perfetta, anche se in entrambi i casi era notte. Il Titanic però, nella realtà, viaggiava ‘a vista’ nella notte del Mare del Nord, infestato dagli iceberg, perché la sera prima della partenza erano stati asportati i binocoli dalla nave, si dice per un disguido. Neppure Robertson, nella sua incredibile precisione, si era azzardato a usare un espediente letterario così palesemente inverosimile, come quello di dimenticarsi i binocoli a casa, ed era ricorso alla nebbia per motivare l’incidente. La realtà, anche questa volta, superò la fantasia.

Sul Titanic avrebbe dovuto esserci Guglielmo Marconi con la sua famiglia. Ma Il previdente Guglielmo preferì imbarcarsi con il Lusithania due giorni prima. La sua famiglia invece non partì perché, all’ultimo momento, suo figlio Giulio si ammalò.
Sul Titanic avrebbero dovuto esserci anche i Roche, la famiglia proprietaria del castello irlandese di Enniscorthy, il paese d’origine della mamma di Marconi. Avevano già imbarcato i bagagli ma, all’ultimo momento, il loro figlio di ammalò di varicella e non partirono neppure loro.
Sul Titanic avrebbe dovuto esserci anche l’armatore, il mito banchiere J.P. Morgan. Ma, all’ultimo momento, anche J.P. Morgan si ammalò e rimase in Europa.

Sul Titanic invece c’erano i famosi banchieri John Jacob Astor IV, Isidor Straus e Benjamin Guggenheim, ferocemente contrari alla nascita della Federal Reserve, la banca centrale americana di proprietà privata, promossa da J.P. Morgan, che aveva dato loro appuntamento sulla nave per un summit decisivo. Loro invece morirono tutti così la Fed nacque l’anno successivo.

Che i Marconi e i Roche (entrambi originari della Ross County, che in irlandese vuole dire ‘Contea della Sapienza’, come i Kennedy del resto) avessero avuto modo di leggere una copia del romanzo e avessero deciso di non fidarsi?
E perché J.P. Morgan, l’armatore, aveva fatto costruire il Titanic esattamente con le stesse caratteristiche del Titan di Robertson. Forse perché voleva che affondasse e che morissero tutti?

Chi volesse leggere il racconto originale di Morgan Robertson (che per un bizzarro scherzo del destino si chiamava Morgan come l’armatore della nave) può approfittare di un pdf che si trova gratuitamente su internet.
Esiste anche un libro in italiano (M. Robertson. Il naufragio del Titan, Zero 91) ma è introvabile.
In inglese invece il libro è disponibile anche in formato elettronico e in audio libro in varie ristampe.
Si trova anche una versione del 1890 intitolata ‘Futily or the Wreck of Titan’. Per le versioni originali dell’800 il miglior prezzo via internet è intorno ai 1500 euro.

Rispondi